“Ogni giorno della vita umana contiene felicità e rabbia, dolore e piacere, oscurità e luce, crescita e decadimento. Ogni momento è delineato dal grande disegno della natura, non cercate di rifiutare o contrastare l’ordine cosmico delle cose”

Morihei Ueshiba

Fondatore dell'Aikido

Il momento di emergenza da Coronavirus con cui ci troviamo a combattere in questo periodo è oltremodo stressante, per tutti.

Sentimenti di angoscia e panico possono prendere il sopravvento e sommarsi ad altre ansie e preoccupazioni che già ci accompagnavano nella vita quotidiana precedente alla pandemia. Restare a casa è l’imperativo del momento e questo obbligo verso noi stessi e gli altri può farci sentire persi nell’incertezza di ciò che accadrà e di come le cose possano cambiare da un momento all’altro al di fuori della nostra volontà.

Non sentiamoci però vittime passive dei tempi che cambiano e ricordiamo sempre che sono le nostre scelte a sostenere o cambiare come vanno le cose, dentro e fuori di noi; e non lasciamoci travolgere passivamente dagli eventi, ma accogliamoli cercandone il lato positivo, responsabilizziamoci e prendiamo in mano la situazione. Seguire le direttive governative e prendere informazioni solo dalle fonti ufficiali è la base di appoggio su cui ognuno di noi deve fare affidamento; noi tutti possiamo così costruire una zona di conforto collettiva, un grande cappello rassicurante che raccoglie tutti i comportamenti e gli atteggiamenti volti al contrasto della pandemia.

Qualche giorno fa ho sentito al telefono un collega medico che sta coprendo buona parte dei turni del 118 e il sentimento che animava la sua voce oscillava tra lo sconforto per la situazione tragica con cui nelle ultime settimane si deve interfacciare e la rabbia suscitata dalle persone viste passeggiare tranquillamente nel vialone mentre lui rincasava per dormire qualche ora dopo l’ennesimo turno estenuante. Il suo pensiero è stato: “mi faccio il mazzo, rischio la vita, seguo come molte altre persone le direttive governative, ma sto realizzando di non avere il controllo della situazione, anche se credevo di averlo”.

L’attesa, la noia, restare soli con noi stessi, il silenzio, non siamo più abituati a tutto questo e sentiamo l’impulso di evadere, purtroppo non con il pensiero ma con le gambe. Uscire di casa è proprio l’unica e semplice azione che per alcuni giorni ci è richiesto di non fare; se siete colti da questo impulso, pensate quanto sforzo e lavoro di molte persone può essere vanificato infrangendo questa piccola regola, mettetevi nei panni del malato pensando a voi stessi come malati e isolati dal mondo, immaginate di essere un parente di un contagiato con cui non potete avere alcun contatto per parecchio tempo o peggio, di non poterlo piangere insieme ai vostri cari in un rito funebre. Prendiamo coscienza della negatività generata dalla pandemia e se serve a responsabilizzarci, spaventiamoci. Avere paura non è una debolezza, è una delle più grandi conquiste evoluzionistiche guadagnate nel corso dei millenni dalla nostra (e altre a noi vicine) specie, grazie alla quale evitiamo situazioni di pericolo, preservando noi stessi e gli altri che ci circondano.

Un’ulteriore conquista dell’evoluzione della coscienza umana è anche la capacità di prendere distanza dalle nostre preoccupazioni e paure. È un errore ignorare la paura, così come viverci dentro, se lo facciamo ci perdiamo molti aspetti positivi dello stare a casa e del tempo guadagnato per noi stessi. Non dimentichiamo che i ritmi frenetici, la possibilità di avere tutto con un click e l’illusione di avere il mondo racchiuso nello smartphone che non abbandona mai la nostra mano sono alcuni dei motivi che negli ultimi anni ci hanno spinto lontani dalla semplicità di molti eventi quotidiani. Tante persone che vivono in città si sono accorte che in queste mattine il canto degli uccellini accompagna il loro risveglio, ritrovano il piacere di fare un respiro di aria fresca a pieni polmoni dal balcone ed il piacere di concedersi un po’ di ginnastica casalinga. Tutte possibilità che ci sono sempre state. Siamo stati noi ad ignorarle, a scegliere di voltare lo sguardo da un’altra parte, a riconoscerle come aspetti spiacevoli da respingere nel tempo sempre con più forza.

Teniamo insieme le contraddizioni, il bello e il brutto del nostro tempo, le nostre debolezze e i nostri punti di forza. Una bella metafora dall’Aikido può aiutarci a mettere in pratica questo pensiero:

“Quando stai per essere colpito non rispondere all’attacco restando fermo, ti farai male; non cercare neanche di controbattere con la stessa violenza, ti farai male. Cerca piuttosto di armonizzarti con il tuo avversario, accogli la sua irruenza, diventa un tutt’uno con lui e sarai in grado di gestire quell’energia e dirigerla verso l’infinito, laddove non potrà mai ferirti”.

Armonizziamoci dunque con gli eventi negativi che ci circondano, e facciamo lo stesso con quelli positivi. Impariamo a gestire la paura e l’incertezza ripartendo da noi stessi, dalle nostre responsabilità, dai nostri hobbies, dal piacere del dolce far nulla, dalla voglia di tornare a vivere l’uno affianco all’altro.