Nello spazio dell’incontro del 24 marzo presso il Centro Clinico Epoché si focalizzerà l’attenzione sula psicoterapia dei disturbi del comportamento alimentare, in particolar modo sulle sindromi anoressiche, proponendone un approccio strutturale in base ad un modello fenomenologico.

Si inizierà con una breve visione d’insieme di un modello di psicologia fenomenologica per poi caratterizzare la “personalità anoressica” con i suoi postulati di fondo. Per personalità intendiamo una struttura/formula che identifica una modalità di funzionamento, che può trovarsi in diverse posizioni lungo il continuum salute/malattia.

Si porrà l’accento sulla possibilità ed utilità di integrazione tra la diagnosi strutturale e fenomenologica con quella statistico-sintomatologica del DSM-V.

Tra le caratteristiche fondamentali della struttura di personalità anoressica si approfondiremo le alterazioni della corporeità anoressica. In particolare, cercheremo di chiarire il concetto di corpo muto, che possiamo considerare l’organizzatore psicopatologico centrale, indispensabile per comprendere il mondo anoressico. Il disturbo della relazione tra il corpo-che-sono (Leib) e il corpo-che-ho (Korper) , infatti, è all’origine della difficoltà dell’anoressica di esperirsi come soggetto ed oggetto al tempo stesso che, come diceva Merleau-Ponty, rappresenta la vera struttura dialettica della nostra storia. Intendendo il corpo come presenza al mondo e all’altro, come apertura originaria, l’anoressia si pone come crisi della presenza ed irrigidimento del progetto di mondo (la Welterwurf di Binswanger). In questi casi domina il perseguimento dell’assenza, in una dimensione di disembodiment in cui non esiste simbolo e significato, ne’ relazione dialogica e alteregoica.

L’approccio fenomenologico proposto individua quindi nell’anoressia una struttura psicopatologica diversa dalla mera sintomatologia della psichiatria nosografica. Come ogni struttura quella anoressica ha una formula di funzionamento, un modo di essere al mondo, più o meno sana o malato in base alla capacità o meno di mantenersi in contatto con ciò che si considera “evidente” in maniera naturale (Blankenburg, 1998).

I casi gravi di anoressia mentale possono giungere ad esiti francamente psicotici proprio per l’enorme distanza dall’evidente naturale, oltre che per l’assenza di motivazione al cambiamento.

Questi quadri si distinguono dalle forme meno gravi e più comuni di anoressia (90%) dominati invece da conflitti e/o somatizzazioni vicini all’esperienza dismorfofobica.

Nella seconda parte del seminario si terrà una seduta dal vivo con una paziente anoressica trattata in con una psicoterapia fenomenologicamente orientata, per meglio focalizzarne i temi principali (Woruber) e i vissuti transferali e controtransferali alla base della relazione terapeutica.

 

 

Bibliografia:

  • American Psychiatric Association (2013), Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, ed 5. Arlington: American Psychiatric Press.
  • Aquilar et al. (2005), Psicoterapia dell’anoressia e bulimia, Franco Angeli.
  • Ariano G. (2010), Il corpo muto, Editore Sipintegrazioni.
  • Binswanger L. (2001), Il caso di Ellen West, SE editore.
  • Bordo S. (1997), Il peso del corpo, Feltrinelli, Milano.
  • Bruch H. (1983), La gabbia d’oro, Feltrinelli.
  • Ciampi R., Farace A. (2011), Diversità strutturali nei disturbi del comportamento alimentare, in Psicoterapia della gestalt contemporanea, Franco Angeli.
  • Dalla Grave R., De Luca L. (1999), Prevenzione dei disturbi alimentari, Positive Press.
  • De Giacomo P., Renna C. (2005), Manuale sui disturbi dell’alimentazione, Franco Angeli.
  • Mancini M., Trisolini F., Stanghellini G. (2018), Verso una nuova nosografia dei disturbi dello spettro del comportamento alimentare,
  • Martinotti G. (2018), Fenomenologia della corporeità, Edizioni Universitarie Romane.
  • Nardone G. et al. (1999), Le prigioni del cibo, Ponte delle Grazie.
  • Onnis L. (2004), Il tempo sospeso, Franco Angeli, Milano.
  • Stanghellini, G., Castellini, G., Brogna, P., Faravelli, C., Ricca, V. (2012). Identity and eating disorders (IDEA): a questionnaire evaluating identity and embodiment in eating disorder patients. Psychopathology, 45(3), 147-158.