Il corpo è un’esistenza solidificata o generalizzata, e l’esistenza una perpetua incarnazione.

Merleau-Ponty

Filosof

Il mio corpo fiorisce da ogni vena e più intenso
è il suo profumo da quando ti conosco;
più agile il mio passo, più diritto il mio cammino
e tu attendi soltanto – ma chi sei dunque?

Rainer Maia Rilke

Poeta

Nel tempo dell’intersoggettività ferita dalla distanza imposta, dagli adombramenti del volto e del lento e diffidente riavvicinamento al prossimo, sboccia questo volume che funge quasi da spartiacque, strumento che riconduce al cuore della relazione Io-Tu, del corpo-a-corpo, del gustare quell’esser insieme che ci rende padroni di gesti conosciuti e antichi costituenti la nostra vita radicata nella carne viva.

Si sa, avere un libro tra le mani non è solo questione di contenuto, il libro è inizialmente un’esperienza sensoriale. L’odore della carta stampata, il suono delle pagine in movimento, la sensazione tattile dei fogli, i chiaroscuri. Il rapporto con un libro è unico, particolare e questo testo, che fin dal primo contatto invita a sospendere ciò che si sta facendo, va assecondato per ascoltare quel richiamo contemplativo che da esso promana.

La lettura di questo testo, composto da una serie di lavori redatti in tempi diversi da Thomas Fuchs e sapientemente scelti dai curatori dell’opera Valeria Bizzari e Raffaele Vanacore, produce la stessa sensazione di bere un sorso d’acqua fresca da una sorgente incontrata per caso.

Quest’opera è un corpo, è un insieme di organi che compone un organismo vibrante, un precipitato che fa segno nel panorama della letteratura del mondo Psi, avendo il carattere dell’evento che divide il tempo in un prima ed un dopo il suo apparire. Spiazza, per così dire, il lettore e lo disarciona come fosse dotato di vita propria, scaraventando a terra chi prova ad approcciarsi ad esso senza fare la giusta epochè su ciò che ormai dà per ovvio e su ciò che comunemente viene condiviso nel mondo dei saperi.

Permeato dal soffio vitale proveniente da Heidelberg, luogo in cui viene istituita la prima università tedesca e crocevia delle menti più brillanti dei secoli scorsi del panorama Mitteleuropeo, si fa leggere tutto d’un fiato con il suo ritmo crescente che lascia però, anche al lettore più meditabondo, la possibilità di posarlo di tanto in tanto, certo che al suo ritorno il calore e la densità resteranno immutati.

La possibilità offerta è irripetibile: sentire la melodia intercorporea in cui siamo immersi prima di qualunque rappresentazione mentale o mentalizzazione, lasciando così emergere, similmente ad un continuo moto effusivo, il fondo vivo della vita umana dinnanzi agli occhi del lettore.

Certo è che questa lettura non è innocua, viene richiesto infatti un ripensamento dell’intenzionalità della coscienza, dell’alterità o, più correttamente, dell’incontro con l’altro che, come ricorda Martin Buber, è custodito nella “parola base” Io-Tu. Va però sottolineato che, a seguito della lettura di questo, lavoro la prospettiva buberiana si arricchisce. L’intersoggettività non è più pensabile solo come “parola-base”, ma come un’interazione circolare tra soggettività incarnate che compiono, silenziosamente, un’operazione di risonanza corporea e incorporazione che si struttura fin dal sorgere della vita del soggetto.

Ogni incontro, ogni situazione, è reciproca interazione di due corpi che divengono uno, due corpi che si fronteggiano facendo affiorare uno spazio interpersonale dove è il corpo stesso che domina la scena intersoggettiva. Appare chiaro come ciò che pensiamo e come ci muoviamo nel mondo, scaturisca a partire dall’esperienza corporea.

Ma cosa succede quando l’intersoggettività subisce un insulto, quando l’esperienza dell’essere-con-gli-altri soffre della mancata sintonizzazione pre-riflessiva ed incarnata dei corpi nella situazione condivisa? Cosa succede quando si fa esperienza del dolore e come si inscrive questo nella memoria corporea? Come si costituisce quella linea di contatto tra il soggetto e il mondo? E ancora quali confini si accentuano o si assottigliano sull’epidermide esistenziale della vita del soggetto?

Queste domande sono un controcanto, sicuramente non esaustivo, delle argomentazioni che vengono sviluppate nel testo che pensa alla psichiatria come scienza dell’uomo che abita un mondo al quale è rivolto e di ciò che la fenomenologia può dare come contributo nello sviluppare i processi nell’incontro con il paziente.

La suggestione che la fenomenologia ci consegna, e che da questa lettura si setaccia, è che la terapia, come anche la vita umana nella sua interezza, è una danza intercorporea e al di là del contenuto manifesto del discorso, ciò che primariamente rimane è la possibilità di accordarci e coordinarci a livello intercorporeo. Ciò che permane sono le esperienze della vita di ognuno di noi che si sono inscritte nella memoria corporea che emergono nei gesti, negli atteggiamenti, nelle posture che il copro assume.

Pare chiaro che al paradigma internalista della psiche umana si sostituiscano gli assetti corporei innestati nel mondo e, ancora, gli stati mentali siano soppiantati dall’interattività e interaffettività dei corpi. Quindi atmosfera, distanza, prossimità, sincronicità sono quelle coordinate a cui il fenomenologo deve porre attenzione nello stare a Tu per Tu con il paziente utili per riuscire a comprendere, in modo più approfondito, i complessi processi che sono interessati nell’incontro terapeutico.

Il corpo vivo nel mondo ci ricorda che nella clinica, ma non solo, ciò che si incontra è anzitutto un corpo che parla, gesticola, che si muove in modi peculiari nello spazio, nel tempo e che disegna, in maniera singolare, la modalità di abitare i luoghi e le situazioni in cui è intinto.

La nostra esperienza è transito e confini del mio e del tuo intorno, del nostro contorno che di volta in volta si costruisce e si disfa nel corpo-a-corpo in cui il mio ed il tuo corpo entrano in collisione. Questo campo interattivo che si struttura e si modella continuamente va usato per aiutare il paziente ad innestarsi al mondo.

Si può quindi dire, provando a giungere verso una conclusione, che il corpo torna  a pieno titolo al centro del palcoscenico del mondo dal quale e nel quale è coinvolto. Corpo di cui facciamo continua ed immediata esperienza e che questo testo, ma più in generale la fenomenologia, pongono sotto la luce dei riflettori per ricordare che ciò che è rilevante accade tra le persone, tra la persona ed il mondo. L’attenzione si sposta allora da una dimensione trascendentale disincarnata ad una incarnata, dove sono più importanti gli occhi dell’altro che ci guardano, un sorriso accennato, un volto che nel silenzio è solcato dalle ombre dell’angoscia, in una parola il corpo che sente il mondo e che racchiude in sé pezzi di questo stesso mondo. Corpo spazializzato, temporalizzato, corpo coesistentivo, mondanizzato, corpi in risonanza, sono questi gli aspetti basici di cui deve tener presente di una psicoterapia che sia attenta al corpo vissuto, ricordando che quest’ultimo è il grumo di un modo tutto singolare che ogni singola persona ha strutturato per venire a patti con la vita.