La mia casa è piccola ma le sue finestre si aprono su un mondo infinito.
Confucio

Filosofo

La vita dello psicologo non è cosa semplice, e non solo per la difficoltà a raggiungere la completa indipendenza economica o per la necessità di una formazione continua. In una società dove tutto è misura e quantità egli ha scelto di dedicarsi a quanto di più inafferrabile possa esistere. Quale che sia il nome che le si vuole attribuire, la psiche è infatti sfuggente, a volte oscura e sicuramente difficile da definire. Come l’acqua, essa assume la forma di ogni contenitore che provi a circoscriverla. E così di volta in volta, a seconda delle epistemologie che si sono succedute, essa è diventata qualcosa e al tempo stesso qualcosa di diverso. È stata il luogo di un’eterna lotta tra pulsioni ed istanze contrapposte, come nel caso della psicoanalisi freudiana delle origini, oppure l’insieme modulare di schemi di pensiero incapsulati, come nel caso del cognitivismo razionalista. La coscienza, che sarebbe poi il vero oggetto di studio di ogni disciplina che voglia definirsi psicologica, è a volte persino scomparsa, come nel caso del comportamentismo e di certi approcci hard delle neuroscienze, che con la pretesa di farsi scienza tra le scienze, ne hanno annullato il significato in favore di un metodo scientifico a volte troppo miope per vedere. Ecco dunque il primo dilemma, quello originario potremmo dire, della vita di ogni psicologo: come rendere oggetto di studio la soggettività e l’esistenza?

A questa domanda l’università italiana, al di là di alcune rare eccezioni, ha risposto con quello che la psicologia in fondo è: una disciplina in una fase di scienza straordinaria, come dice Kuhn (1962), frammentata in diversi paradigmi, che a volte pretendono di cogliere in modo univoco la dimensione psicologica dal loro singolo punto di osservazione. Si studiano la psicoanalisi, il cognitivismo e le neuroscienze, nei vari campi applicativi che ogni modello è riuscito a conquistarsi dopo anni di ricerca (e di lotta contro gli altri). Ogni giovane psicologo si trova ad un certo punto, più o meno consapevolmente, a compiere una scelta di campo, trovando risposta ad alcune di quelle domande che lo avevano messo sulla strada della propria ricerca.

Tra questi ce ne sono alcuni, però, incapaci di trovar pace. Ce ne sono alcuni che restano insoddisfatti dei paradigmi tradizionali e come clerici vagantes si mantengono in cammino sulla strada della ricerca. Sono coloro che sentono forte la chiamata al senso e al significato, una sorta di vocazione a quella dimensione informe dell’esistenza che riescono a cogliere raramente e solo per adombramenti. Si sentono costretti, con non poca sofferenza, a mantenere aperte le domande scomode che come bambini continuano a porsi davanti ad ogni sistema di pensiero precostituito. Non sono molti, questo è vero, perché è più semplice lasciare che le domande si spengano sotto la cenere della psicologia mainstream. Non sono molti questi psicologi, ma ci sono, e hanno vissuto fino ad ora come pecore nere in un mondo di pecore bianche. A dividerli dagli altri sono state l’inquietudine, l’insoddisfazione e un non meglio definito anelito all’essenza e al significato.

A fungere da polo di attrazione per questi psicologi raminghi c’è sempre stata la fenomenologia. Difficile darne una definizione precisa ed univoca.

“Una danza nel cuore dell’esserci che rinuncia a qualsiasi ideologia”

ci ha detto Giovanni Stanghellini durante una delle nostre prime interviste. Proviamo a comprendere il significato di queste poche parole. “Una danza” nel senso di un’arte e di un metodo, che vanno appresi e tramandati; “nel cuore dell’esserci”, cioè che punta dritto all’essenza dei fenomeni, alle loro qualità strutturali così come possiamo conoscerle nelle variazioni delle nostre esperienze; “che rinuncia a qualsiasi ideologia”, nel senso che è capace di mettere da parte ogni teoria e sistema di spiegazioni, per stare semplicemente con ciò che si da, con il mondo della vita così come lo scopriamo nella nostra esperienza diretta in prima persona. Questo sguardo sul mondo che illumina di una luce particolare tutte le cose (Calvi, Colavero, 2019), attrae in qualche modo gli psicologi inquieti, disposti a confrontarsi con le fatiche del filosofare. A fulminarli sulla via di Damasco sono spesso i testi sacri della fenomenologia come “L’immaginario” di Sartre (1940) o, sempre di più, “Fenomenologia della percezione” di Merleau-Ponty (1945). È attraverso le pagine di questi libri che molti psicologi si avvicinano all’approccio fenomenologico, trovando traccia di ciò di cui sentono bisogno: una scienza rigorosa dell’esperienza, così come Husserl l’ha definita, capace di tenere insieme l’esattezza logica della ragione con l’incandescente indeterminatezza del sentire.

Entrati attraverso questi testi nel multiforme mondo del movimento fenomenologico (Gadamer, 1963) le pecore nere della psicologia possono scoprire che proprio in Italia esiste una lunga tradizione, con un passato ed un presente importanti. Scoprono così il pensiero di Stanghellini, con gli studi sulla schizofrenia, il suo approccio alla corporeità, all’informe e alla cura (Stanghellini 2006, 2017, 2018, 2020), che fa da punto di riferimento non solo nel bel paese ma all’interno dell’intero panorama internazionale. Scoprono Di Petta, con i gruppi daseinalitici e la sua clinica ad alzo zero, che punta dritto alla dimensione patica dell’esistenza (Di Petta, 2006, 2018). Scoprono Correale e Rossi Monti, che attraverso il loro lavoro tengono aperto un canale di dialogo tra fenomenologia e clinica psicoanalitica, approfondendo sempre più le nostre conoscenze in questi campi al confine (Correale 2006; Rossi Monti, 2008). Da questo presente vivo e pulsante, gli psicologi possono poi risalire il fiume fino alle fonti, fino ai padri della psicopatologia fenomenologica, protagonisti di una storia ancora troppo poco conosciuta (Molaro, Stanghellini, 2020; Rossi Monti, Cangiotti, 2012).

Nonostante questo, e nonostante la fenomenologia inizi a diffondersi anche tra le scuole di specializzazione in psicoterapia, un certo senso di smarrimento ha continuato fino ad oggi a tenere in sospeso gli psicologi interessati a questo ambito. Diversi tentativi sono stati fatti per fondare una psicologia pienamente fenomenologica e alcuni hanno aperto sicuramente la strada a chi voglia provare a percorre questo sentiero (Armezzani, 1998, 2002; Costa, 2018). Manca ancora però una psicologia che porti la fenomenologia in quello spazio pratico e teorico che esula dalla filosofia, dalla psichiatria, dalla psicopatologia e, perché no, anche dalla psicoterapia. Solo per fare alcuni esempi, restano da approfondire molte delle proposte e delle possibilità nei campi della valutazione psicologica (Armezzani, 2003), della psicologia dello sport, della psicologia dei gruppi, della psicologia del lavoro etc. A ben vedere, ciò che sembra essere mancato finora è stata una comunità di persone capace di avviare e sostenere una riflessione comune su questi temi. È mancato, in conclusione, uno spazio di condivisione attraverso il quale condurre la cultura fenomenologica fino al cuore della psicologia nelle sue specifiche declinazioni.

Tutto questo fino ad oggi. Sì perché i tempi sembrano esser diventati maturi e qualcosa si sta muovendo. Grazie agli sforzi profusi dalla professoressa Armezzani e da un nutrito gruppo di psicologi accomunati dalla stessa passione, è nata in questi giorni l’Associazione Italiana di Psicologia Fenomenologica. Si tratta di uno spazio di condivisione e di confronto, nato per diffondere la cultura fenomenologica nei vari campi delle scienze psicologiche, nel quale si possa finalmente provare a tenere unito quel gregge di pecore nere, che con una felice espressione della stessa Armezzani, sembra essere l’unica forma eidetica possibile per una comunità di psicologi che faccia della fenomenologia il proprio approccio di riferimento.

Si tratta di un momento importante. Quella che sta nascendo oggi è una vera e propria casa, nella quale possono riconoscersi gli psicologi ad orientamento fenomenologico che sentono la necessità di un terreno comune sul quale fondare il proprio agire pratico e la propria riflessione. L’associazione vuole essere una casa comune aperta al dialogo con gli altri paradigmi, che non ha paura del confronto e dello scambio perché può tenere fermo un certo senso di identità nucleare attorno al metodo e ai principi della fenomenologia. Un senso di identità che si fonda innanzitutto, in negativo, sulla perenne insoddisfazione per teorie definitive, spiegazioni, proceduralizzazioni ed operazionalizzazioni dell’agire dello psicologo, che fanno dissolvere come in una nebbia la soggettività e l’individualità irriducibile di ogni esistenza. Questo è forse il compito più importante della psicologia fenomenologica: restare in cammino sul sentiero per diventare uomini, alla ricerca di quello spazio di risonanza capace di farci sentire simili ad ogni forma d’esistenza, anche la più sofferente, anche quella più lontana dall’evidenza naturale e dal comune sentire. Questo estremo tentativo di tenere una posizione radicalmente ed irriducibilmente umana è l’orizzonte verso il quale l’Associazione Italiana di Psicologia Fenomenologica inizia a muovere i suoi primi, piccoli passi:

 

”’Un uomo che vuole la verità diventa scienziato; un uomo che vuol lasciare libero gioco alla sua soggettività diventa magari scrittore; ma che cosa deve fare un uomo che vuole qualcosa di intermedio tra i due?’ La risposta potrebbe essere lo psicologo” (Armezzani, 2002, p. 220).

 

 

Bibliografia

  • Armezzani M. (1998), L’enigma dell’ovvio. La fenomenologia di Husserl come fondamento di un’altra psicologia, Unipress, Padova.
  • Armezzani M. (2002), Esperienza e significato nelle scienze psicologiche: naturalismo, fenomenologia, costruttivismo, Laterza, Bari.
  • Armezzani M., Grimaldi F., Pezzullo L. (2003), Tecniche costruttiviste per la diagnosi psicologica, Mc-Graw-Hill, Milano.
  • Calvi L., Colavero P. (2019), La luce delle cose. Dialoghi tra maestro e allievo su fenomenologia, psicopatologia e stupore, Mimesis Editore
  • Correale A. (2006), Area traumatica e campo istituzionale, Borla Editore, Roma (2012).
  • Di Petta G. (2006), Gruppoanalisi dell’esserci. Tossicomania e terapia delle emozioni condivise, Franco Angeli Editore, Milano.
  • Di Petta G. (2018), Il mondo vissuto. Clinica dell’esistenza. Fenomenologia della cura, Edizioni Universitarie Romane.
  • Gadamer H. G. (1963), Il movimento fenomenologico, Laterza, Bari, 2008.
  • Kuhn T. (1962), La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi Editore, Milano.
  • Merleau-Ponty M. (1945), Phénoménologie de la perception, Gallimard, Paris, 1945; trad. it. Fenomenologia della percezione, Bompiani, Milano, 2003.
  • Molaro A., Stanghellini G. (2020), Storia della fenomenologia clinica. Le origini, gli sviluppi, la scuola italiana, UTET Università Editore.
  • Rossi Monti M. (2008), Forme del delirio e psicopatologia, Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Rossi Monti M., Cangiotti F. (2012), Maestri senza cattedra. Psicopatologia fenomenologica e mondo accademico, Antigone Editore.
  • Sartre J. P. (1940), L’imaginaiere. Psychologie phénomènologique de l’imagination, Parigi, Gallimard, trad. It. L’immaginario, Einaudi, Torino, 2007.
  • Stanghellini G. (2006), Psicopatologia del senso comune, Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Stanghellini (2017), Noi siamo un dialogo. Antropologia, psicopatologia, cura, Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Stanghellini G. (2018), L’amore che cura. La medicina, la vita e il sapere dell’ombra, Feltrinelli Editore, Milano.
  • Stanghellini G. (2020), Sentirsi nello sguardo dell’altro, Feltrinelli Editore, Milano.

 

 

Post Scrittum

Chiunque sia interessato alle attività dell’Associazione Italiana di Psicologia Fenomenologica può seguire la Pagina Facebook dell’Associazione.

Chi voglia ricevere informazioni sulle modalità di iscrizione all’Associazione invece può inviare una mail corredata di curriculum professionale e breve lettera motivazionale a a.psicologiafenomenologica@gmail.com. La quota associativa è di 50€ annui ed è prevista una quota ridotta pari a 30€ per gli studenti universitari.

I prossimi incontri del primo ciclo di conferenze sulla fenomenologia clinica, organizzati dall’Associazione in collaborazione con la Scuola di Psicoterapia Fenomenologico-Dinamica di Firenze, sono i seguenti:

  • Venerdì 19 febbraio ore 18.00 Compendio di fenomenologia clinica con Giovanni Stanghellini
  • Venerdì 26 febbraio ore 18.00 Fenomenologia e psicoterapia con Mario Rossi Monti
  • Venerdì 26 marzo ore 18.00 Sensorialità, psicosi e trauma con Antonello Correale
  • Venerdì 9 aprile ore 18.00 Psicologia del patologico con Gilberto Di Petta