Categoria: Articolo

Many a psychiatrist has said that he did not want to burden himself with a philosophy... but the exclusion of philosophy would be disastrous for psychiatry

K. S. Kendler 2005

Psichiatra

La psicopatologia è definita come una branca della psichiatria e della psicologia clinica che si occupa di studiare i disturbi mentali e di classificarli grazie all’utilizzo di criteri diagnostici e tassonomici sistematicamente delineati [1]. Ora, da un punto di vista scientifico le osservazioni che possono essere fatte a questa definizione sono molteplici, prima fra tutte quella che riguarda l’annosa questione della delimitazione dell’oggetto di studio della psicopatologia. Le difficoltà terminologiche e concettuali che si incontrano nella definizione stessa di “malattia mentale” contribuiscono infatti a rendere difficile una esatta delimitazione del campo di indagine, che tutt’oggi è un argomento controverso.

Tralasciando le diverse posizioni che sul panorama scientifico odierno si contrappongono, il mio intento in questo articolo è quello di cercare di delineare in modo sintetico e per punti chiave la storia della Psicopatologia, contestualizzando i punti di svolta.

Come sottolinea Costa (2017), la psicopatologia assume un ruolo importante nel panorama scientifico nel momento in cui emerge una scienza, ossia la psichiatria, che la rende oggetto di un sapere scientifico e sistematico. In altre parole, lo statuto epistemologico della psicopatologia è valido solo ed esclusivamente in quanto dipendente da quello della psichiatria, riconosciuta come materia scientifica [2] a tutti gli effetti. Rispetto a questo punto è interessante considerare la collocazione temporale dell’evento, che si situa a circa metà dell’800: dunque, questo vuol dire che fino a quella data la psicopatologia non esisteva? Purtroppo, a onor del vero, siamo costretti ad ammettere che essa esisteva in forme differenti: si pensi, ad esempio, ai trattamenti “catartici” eseguiti dagli sciamani in contesti e in tempi in cui la malattia mentale era interpretata solo come possessione demoniaca o squilibrio dei fluidi corporei; ai numerosi paragoni con la demonologia; o, ancora, alle pratiche di reclusione di soggetti mentalmente sofferenti [3].

Ritornando al nostro argomento, verso la metà dell’800 tutte quelle patologie che non avevano un substrato organico erano materia di studio della cosiddetta Psichiatria Scientifica, fondata da Emil Kraepelin, progenitore diretto della psichiatria contemporanea (Costa, 2017). Secondo lo psichiatra, ciò che rese possibile la nascita del concetto di psicopatologia fu proprio la possibilità di studiare i soggetti affetti da questi disturbi; in altri termini l’ospedalizzazione dei pazienti (all’interno dei manicomi) determinò un nuovo modo di intendere il disagio psichico: il folle è colui che va sottratto alla possibilità di avere delle relazioni con il mondo esterno e con le persone “sane”. Scrive  Kraepelin (1903):

 

“[…] Ad ogni autentica attività si deve rinunciare, poiché il cervello malato necessita assolutamente di essere risparmiato al massimo al fine della sua guarigione.” [Costa 2017, p. 17 da Kraepelin 1903, p.11]

 

In questa frase, Kraepelin introduce una determinazione clinica molto importante, ossia il fatto che le cause [4] del malessere psichico di un soggetto vanno ricercate in un cervello malato, ossia un organo che dal punto di vista organico presenta delle anomalie, piuttosto che nel modo di esistere della persona. All’interno di questo paradigma organicista (ancora oggi dominante) nel corso degli anni prendono piede diverse ipotesi: ad esempio, quella genetista, trattata ampiamente in alcuni scritti di Kraepelin, che sostiene l’ereditarietà delle patologie; quella degenerativa, in cui il focus dell’attenzione è sui processi degenerativi che colpiscono il cervello; o ancora quella dello sviluppo cerebrale, tale per cui la genesi anomala dell’organo porterebbe all’insorgenza di determinate patologie; fino alla più recente teoria disconnessionista di LeDoux (2002).

L’eredità lasciataci dagli studi di Kraepelin è veramente preziosa, si pensi ad esempio a patologie come la schizofrenia [5]e a come vengono classificate dal DSM-5, ma come sempre è da rileggere alla luce di un contesto specifico, in cui tra l’altro fa da sfondo la corrente filosofica del positivismo. Solo questa precisazione ci permette di comprendere il passaggio da una psicopatologia organicista ad una concezione della “follia” come disturbo cognitivo-comportamentale o solo cognitivo, in cui ad essere lesa è la capacità razionale dell’essere umano, non tanto una determinata porzione di cervello [6] (Costa, 2017). Il problema diventa l’uso che l’uomo fa delle credenze e dei pensieri circa il mondo e gli altri (Ellis e il metodo della REBT[7]) oppure gli errori di giudizio che commette (Beck) o ancora l’incapacità di comprendere gli stati mentali (Frith sposta l’attenzione sul versante cognitivo).

Si noti come rispetto al paradigma organicista, quello cognitivista sposta radicalmente l’attenzione a quella che fino a quel momento era stata definita la Black Box e dunque, in qualche modo, sgancia lo statuto epistemologico della psicopatologia da quello della psichiatria (passaggio che, in qualche modo, aveva già introdotto Freud) e avvicinandolo a quello della psicologia. Tuttavia, l’approccio cognitivista non fa altro che rimarcare che la psicopatologia deriva da una carenza nelle strutture logiche e razionali dell’individuo (e qui influenzano moltissimo le prospettive filosofiche di Cartesio, già presente in precedenza, Kant e tutto il razionalismo) ancora una volta tralasciando il modo di stare al mondo del soggetto stesso!

Per un radicale cambio di paradigma anche nella psicopatologia bisogna attendere la nascita della fenomenologia, corrente filosofica introdotta da Husserl e sviluppata da Heidegger a partire dai primi anni del ‘900. La prima sistematizzazione approfondita della psicopatologia fenomenologica è sicuramente quella di Karl Jaspers, nella sua opera Psicopatologia Generale (1903). Come sottolinea Galimberti (2000), l’opera di Jaspers fornisce una svolta radicale al modo di concepire l’uomo di quegli anni. La psicopatologia, dunque, rinasce come scienza che non cerca le cause (organiche o funzionali) dei disturbi psichici, ma che cerca di comprendere gli stati mentali patologici e il senso per ciascun singolo individuo, tentativo che si ascrive all’ordine ermeneutico della comprensione e non a quello scientifico della spiegazione [8]. Per Jaspers, dunque, che introduce il metodo fenomenologico delineato da Husserl in psicopatologia, gli stati mentali patologici vanno guardati e descritti per quello che sono; detto altrimenti, ciò di cui la psicopatologia fenomenologica si occupa è la descrizione pura di quello che si vede nell’esperienza dei soggetti psicopatologici attraverso la comprensione empatica.

Da quanto detto finora si evince come la fenomenologia abbia radicalmente cambiato il paradigma della psicopatologia introducendo l’aspetto relativo allo stare nel mondo del soggetto pur senza perdere l’influenza della componente organicistica: nella visione di Jaspers, tutto ciò che non è comprensibile allora è spiegabile.

La fenomenologia odierna risana la frattura aperta da Jasper tra comprensione e spiegazione sostenendo che la spiegazione fenomenologica esiste e mira all’individuazione delle strutture fondamentali ed esperienziali che sottendono i modi di fare esperienze nel mondo (Fuchs, 2008). Inoltre, il rapporto fra psicopatologia e fenomenologia è cambiato nella maniera in cui quest’ultima si occupa di studiare le strutture pre-tematiche della coscienza; come scrive Fuchs (2008 p.1):

 

“Present phenomenological psychopathology has gained new ground by emphasizing the roots of mental illness in the patients’ prereflective experience. Drawing on the advances of phenomenological research in general, it relates psychopathology to the basic structures of consciousness such as self-awareness, embodiment, spatiality, temporality, intentionality, and intersubjectivity”.

 

Tali strutture pre-riflessive di cui parla Fuchs sono ad esempio la continuità temporale, la continuità di Sé, la comprensione emotivamente situata e il cosiddetto embodiment (incorporazione). Se tali strutture pre-tematiche risultano danneggiate (pensiamo a patologie dello spetto autistico oppure a psicosi) non possono essere modificate con ciò che è tematico e dunque con l’esperienza; la psicopatologia, in questo senso, studia la difettualità dell’accesso al mondo e alle modalità di fare esperienza. Il compito del clinico sarà quindi quello di capire dove si situano l’incomprensione e la difettualità.

Come mostrato da questo breve excursus, i diversi cambi di paradigma nella psicopatologia (e nelle psicoterapie) non sarebbero stati comprensibili se non alla luce delle diverse teorie filosofiche che fungono da contesto e che, di volta in volta, riposizionano la bussola rispetto alla concezione dell’essere umano.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

  • Costa, V. (2017). Teorie della follia e del disturbo psichico. La Scuola, Editrice Morcelliana, Brescia.
  • Ellenberger, H. (1970). La scoperta dell’inconscio. Storia della psichiatria dinamica. Bollati Boringhieri, Torino.
  • Fuchs, T. (2008). Phenomenology and Psychopathology.In Philosophical Issues of Psychiatry, Kendler e Parnas, Johns Hopkins University Press, reprint edition 2015.
  • Galimberti, U. (2000). Karl Jaspers e la Psicopatologia. Atque, 22, pp.63-78.
  • Jaspers, K. (1913). Psicopatologia Generale. University of Chicago Press, Chicago (1963).
  • Kraepelin, E. (1903). Ein lehrbuch für Studierende und Ärzte. Erster Band: Allgemeine Psychiatrie. 7° edizione, Ambrosius Barth, Leipzig.
  • Kendler, K. S. (2005). Toward a Philosophical Structure of Psychiatry. American Journal of Psychiatry, 162, pp. 433-440.
  • LeDoux, J. (2002). Il Sé sinaptico. Come il nostro cervello ci fa diventare quelli che siamo. Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Liccione, D. (2011). Psicoterapia Cognitiva Neuropsicologica. Bollati Boringhieri, Torino.
  • Minkowski, E. (1968), Il tempo vissuto. Fenomenologia e psicopatologia.Einaudi Paperbacks, Milano (1971).

 

NOTE:

[1] A questo proposito, si cita il DSM che, nelle sue numerose edizioni, rappresenta il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali.

[2]Con il termine “materia scientifica” si vuole far riferimento alla nota distinzione introdotta da Dilthey e poi ripresa da Binswanger tra Scienze Naturali (la matematica, la fisica, la chimica, la biologia, ecc…) e Scienze Umane o dello Spirito(la filosofia, la psicologia, ecc…) (Liccione, 2011).

[3]Per una trattazione più articolata e completa di rimanda a Henri Ellenberger (1970).

[4]Per una trattazione più completa si rimanda a Liccione (2011) circa la distinzione tra cause e motivi.

[5]Per una visione d’insieme rispetto alla schizofrenia si rimanda a Parnas e ai suoi articoli.

[6]Mi limito a citare in nota l’importanza di un approfondimento rispetto alla concezione di psicopatologia in Freud e in tutto il filone psicoanalitico.

[7]Rational Emotive Behavioural Therapy, 1981.

[8]La dicotomia tra comprendere e spiegare si risanerà poi grazie a Ricoeur e al concetto di Arco Ermeneutico.

Centro di psicoterapia

centro-epoche

Libro: La mente dal corpo

centro-epoche

Journals

comprendre
journal-dasein

Scuole di psicoterapia

scuola-fenomenologico-dinamica
scuola-italiana-psicoterapia-esistenziale
sipi

societa-jaspersiana

Sponsors

cooperativa-agape

Iscriviti alla nostra Newsletter

Entra a far parte della nostra mailing list per ricevere aggiornamenti dal nostro team.

 

Utilizzeremo i tuoi dati al solo fine di recapitare le newsletter

You have Successfully Subscribed!