La tecnica della moviola come rielaborazione delle narrative personali.

Un ricordo su Vittorio Guidano di Silvio Lenzi.

Eravamo a Monte Sole, presso il parco dedicato alla memoria dell’efferato eccidio nazista, nel giugno 1999. Ci accingevamo a tornare a Bologna terminata la lezione del Training Quadriennale in Psicoterapia Cognitiva Post-Razionalista, quando Vittorio Guidano mi restituì i fogli dell’articolo che gli avevo tempo addietro chiesto di leggere e che riguardava l’analisi dei trascritti delle sue sedute: “finalmente qui si vede quello che faccio!”. “Ora lo diamo ad Antonio da tradurre in Spagnolo e a Bob per la pubblicazione in Inglese” aggiunse in tono assertorio e tornammo in auto raccontando ininterrottamente barzellette. Fu l’ultima volta che lo vidi: nell’agosto Vittorio morì improvvisamente a Buenos Aires.

Il contenuto di quell’articolo lo avete qui. Peraltro lo scrissi di getto, a fronte del rigore dei lavori di Analisi Conversazionale che con Fabrizio Bercelli conducevamo sulle sedute esemplari che ci inviavano i vari terapeuti didatti della SITCC. Riascoltando una seduta si chiamava la Rubrica della rivista Quaderni di Psicoterapia Cognitiva che ospitava un nostro articolo dedicato a una seduta particolarmente significativa.

Recentemente in più occasioni ho ribadito che per identificare un sistema di psicoterapia occorra partire dalla metodologia terapeutica: esplicitare e descrivere in modo sistematico e per certi versi riproducibile cosa si fa in seduta. Evidentemente la descrizione del metodo deve essere collegata a una teoria psicopatologica e della cura, ed essere comunque illuminata dal background delle scienze, sia della natura che umane, per poi approdare alla trincea della ricerca empirica. Ebbene in questo articolo troverete il nucleo centrale della metodologia terapeutica formulata da Guidano: la procedura di narrazione guidata che costituisce l’asse portante del processo terapeutico nella terapia cognitiva vista nell’ottica del fondatore – insieme con Giovanni Liotti- del cognitivismo clinico italiano. Ottica che spesso nella storiografia internazionale si considera filone secondario, a favore delle grandi manovre dell’attuale Terza Onda della terapia cognitvo-comportamentale.

Il razionale terapeutico del cognitivismo clinico ha radici antiche e al tempo si avvale dei contributi scientifici contemporanei: l’idea antica è che la conoscenza di sé è pratica costante da realizzare in unione con il vivere stesso e che i problemi risiedono nella conoscenza, nelle “idee”, che noi abbiamo di noi stessi e del mondo; lo sviluppo attuale è che per tali pratiche è possibile offrire un metodo esplicito costituito da forme riproducibili di dialogo interpersonale che permettono l’esplorazione di aspetti specifici della conoscenza personale correlati a singoli disturbi psichici.

Nella seconda parte di questa trilogia verrà capillarmente esemplificato dai passaggi delle sedute guidaniane il ciclo dei frame di seduta ovvero il cuore del metodo terapeutico. Si tratta dell’avvicendarsi ricorsivo di Indagine e Ridefinizione, ovvero delle attività esplorative e di riordinamento della conoscenza personale che terapeuta e paziente realizzano progressivamente in seduta a partire dal problema presentato dal paziente. Questa dell’alternarsi di esplorazione e ridefinizione  è peraltro una matrice comune alle terapie cognitive che si propongono di migliorare l’adattamento creando una mappa del mondo più ordinata e armonica, anche individuando le funzioni adattive che soggiacciono a quegli aspetti distonici che sono i sintomi e disturbi psichici. E qui – nel lavoro di restituzione a un valore e a un senso delle negatività personali – si pone un aspetto che sancisce una differenza tra il cognitivismo costruttivista e gli approcci cognitivisti della Terza Onda, se non addirittura tra psicoterapie propriamente dette e approcci di counseling.

Va detto ancora che il nucleo metodologico del ciclo dei frame, pur a fronte dei numerosi progressi nelle formulazioni metodologiche delle diverse scuole cognitivo costruttiviste tra cui anche la nostra Scuola Bolognese di Psicoterapia Cognitiva– basti pensare alla descrizione delle diverse fasi del percorso terapeutico, all’integrazione di diverse tecniche immaginative, alle declinazioni della procedura per i pazienti difficili- rimane ancora al (se non il) cuore dell’intervento terapeutico nell’ottica cognitivo costruttivista. Come asseriva Guidano infatti esso mira a riprodurre in seduta il processo costitutivo dell’organizzazione della conoscenza personale, quella rielaborazione dell’esperienza che è alla base dello story-telling quotidiano e della costruzione dialogico interattiva della identità personale. Se tale processo sia unitario e pervasivo o se l’organizzazione della conoscenza personale possa declinarsi in modalità diverse e più articolate è questione che rimane decisamente aperta e che lo stesso Guidano nei suoi ultimi lavori recentemente riproposti affrontava con spunti innovativi legati ai modelli della patologia psicotica e allo studio dell’evoluzione filogenetica dell’esperienza soggettiva.

È con il piacere anche delle questioni aperte che vi lascio dunque alla lettura delle tre parti di questo lavoro, ritornando io per un momento alle pendici appenniniche del Monte Sole per immaginare che con noi nella lettura si aggiunga anche lo stesso Vittorio, mentre ancora cammina

su quei nostri monti dove se uno vuole è sempre estate e dove ciascuno avrà davvero un suo luogo e una sua storia, con tutti i libri che la vita gli ha proibito, coi vecchi amici di cui ha perso la memoria, con l’infinito” (da Van Loon di Francesco Guccini).