Il 20 e 21 settembre di quest’anno, nell’atmosfera sospesa di intensa riflessione di Figline Valdarno, abbiamo avuto il piacere di intervistare Gilberto Di Petta, psichiatra e psicopatologo, che questa volta ci ha introdotto ad un nuovo argomento: la gurppoanalisi daseinanalitica. Il nostro blog si era già occupato di Daseinanalisi nell’intervista a Di Petta su Binswanger e prima con l”intervista a Roberto Vitelli sul transessualismo. Questa volta, però, il tema è quello della psicoterapia di gruppo ad approccio fenomenologico, una metodologia di intervento particolarmente utile a chi si muova tra le maglie del disagio mentale.

La gruppoanalisi daseinanalitica è nata durante gli anni novanta con i pazienti tossicomani con doppia diagnosi. I temi principali che vengono trattati sono quelli al cuore di ogni esistenza sofferente che fatica a trovare un senso al proprio esserci: la vita, la morte, la perdita e la speranza. Il suo scopo è quello di “disoccultare quel legame intersoggettivo e intercorporeo che la patologia ha coperto”.

Si tratta di un tipo di gruppo terapeutico particolarmente breve (un’ora circa), all’interno del quale la domanda fondamentale attorno a cui muoversi diventa “che cosa provi?”, che spinge a focalizzare l’attenzione sulla propria esperienza e a dare un nome a ciò che si sente. Il conduttore è un primus inter pares, che sospende in alcuni i casi il suo ruolo per farsi uomo tra gli uomini.

Come ci spiega Di Petta, la struttura diacronica di questo gruppo prevede tre momenti centrali:

  1. un primo in cui si è tutti alla pari uno accanto all’Altro;
  2. un secondo in cui si è uno di fronte all’Altro. Qui avviene il contatto emotivo più profondo;
  3. un ultimo passo in cui si ritorna uno vicino all’Altro. Dopo l’incontro emotivo però qualcosa ha radicalmente cambiato il mio modo di stare insieme al mio simile.

Dopo un periodo più o meno prolungato di gruppoanalisi daseinanalitica si scopre che il dolore che si pensava indicibile può essere comunicato, anche solo a livello corporeo, trasformandosi in qualcosa che ha il sapore del riscatto e della libertà.

 

Buona visione a tutti!

 

Giuseppe Salerno