La traduzione dall’inglese del termine recovery è recupero, ripresa, guarigione. Negli ultimi anni si sente molto parlare di recovery nel campo della psichiatria e in quello della riabilitazione psichiatrica. In questi ambiti si definisce recovery un nuovo paradigma applicativo per il trattamento della schizofrenia nato in Finlandia soprattutto sulla scia del lavoro di Jakko Seikkula (Seikkula et al. 2011). I principi alla base di questo nuovo modello di intervento, che sta riscuotendo sempre maggiori consensi in campo internazionale anche per gli studi di controllo che ne validano i risultati (81% di remissione dei sintomi), possono essere così riassunti:

  1. Importanza del lavoro di equipe
  2. Centralità della supervisione
  3. Incontri con le famiglie a partire dall’inizio del trattamento
  4. Flessibilità dell’intervento
  5. Integrazione dei trattamenti (psicoterapeutico, farmacologico, riabilitativo etc.)

Tutto questo viene messo in campo con lo scopo di restituire il paziente all’esercizio della propria libertà di scelta e all’autodeterminazione. Ciò spinge il paziente verso una assunzione di responsabilità rispetto a se stessi, alla malattia e alla società che si avvicina molto al sentire fenomenologico, che fa proprio della possibilità di prender posizione rispetto al proprio sentire uno dei capisaldi della propria antropologia (sviluppo dell’autocoscienza riflessiva).

In questa intervista Giulio Corrivetti, direttore del DSM di Salerno, risponde ad alcune domande sull’argomento.

 

Buona visione