La fenomenologia internazionale è oggi caratterizzata da quello che viene chiamato “empirical turn”. Questa svolta verso la ricerca empirica della fenomenologia richiede di integrare il tradizionale approccio fenomenologico, rivolto alla soggettività e all’intersoggettività, con il metodo scientifico e il paradigma sperimentale della ricerca qualitativa e quantitativa. Tra gli altri, a livello internazionale, Giovanni Stanghellini è sicuramente riuscito a dare una continuità di indirizzo a questo discorso di integrazione, approfondendo nel tempo alcuni tra i maggiori temi di ricerca della psicopatologia fenomenologica e della psichiatria latu sensu. Negli ultimi anni Stanghellini ha dedicato una particolare attenzione al mondo anoressico, che nella nostra intervista definisce come “una religione o una filosofia”, con i propri assunti e la propria visione della vita e dell’esistenza.
Entrare in dialogo con l’alterità in maniera rispettosa e priva di pregiudizi è forse il primo e il principale scopo della fenomenologia clinica. Un approccio così attento ai valori e alla visione del mondo dell’altro è indispensabile per poter entrare in risonanza con l’altro e comprendere a fondo le caratteristiche strutturali delle varie forme psicopatologiche.
Il clinico fenomenologicamente orientato, tuttavia, non si ferma qui, alla pur necessaria comprensione, ma compie un ulteriore passo in avanti verso la cura e il cambiamento. Ciò che caratterizza quella che possiamo a buon diritto definire la scuola italiana di fenomenologia clinica è proprio, come ci racconta Stanghellini, il suo orientamento alla pratica e alla cura.
