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“La terapia finisce, la relazione no!”.

Recensione a “Lezioni di psicoterapia. Teoria e pratica clinica” – Giovanni Liotti (2025)

Vorrei cominciare questa breve recensione con un aneddoto che riguarda proprio questo libro.

Chi mi conosce sa che dedico quotidianamente anche solo 5 minuti allo studio e alla lettura, accumulando pile di libri in attesa di essere perlomeno sbirciati. Un amico e collega, vedendomi con questo libro, mi dice “coraggioso per un fenomenologo leggere Liotti, non è così scontato”. Lì per lì rimasi un po’ attonito, perché per me è, anzi, assolutamente scontato spaziare con lo studio da un orientamento a un altro, pur rimanendo fermamente convinto che la postura fenomenologica sia quella su cui investo e cerco di orientare il mio sapere, saper-essere e saper-fare. Infatti, ritengo assolutamente anti-fenomenologica una formazione che faccia ideologia o che suoni le campane di una sola parrocchia: come può – mi chiedo – un aspirante fenomenologo clinico avere una sorta di pregiudizio cristallizzato su cosa leggere? E’ mai possibile che ancora oggi si punti ad una formazione fondata sul pensiero convergente (perché escludere un approfondimento del proprio vertice osservativo tramite un percorso divergente?)? Rimane, a mio avviso, fondamentale un assunto: la fenomenologia è prima di tutto un metodo, una postura, un atteggiamento aperto e rigoroso, che non lascia spazio agli eclettismi privi di un approfondimento critico ed epistemologicamente fondato. Da questo discendono diversi corollari. Ne indico due proprio perché utili a questa recensione. Intanto, come sottolineava Callieri, la fenomenologia è il fondamento di ogni psicoterapia, proprio perché non si tratta principalmente di contenuti, ma di modi di porsi. Inoltre questo pre-supposto atteggiamento, anche implicito, per cui i fenomenologi clinici hanno capito tutto e gli altri ben poco, entra decisamente in conflitto o addirittura esclude il fondamento dell’epoché, strumento principale della cassetta degli attrezzi di un clinico fenomenologicamente atteggiato: ogni apertura è preclusa.

Queste premesse sono centrali e devono essere lo sguardo di chi si approccia a un testo come questo, se si vuole cogliere la raffinatezza metodologica di Liotti, uno dei padri del cognitivismo-evoluzionista italiano.

Il testo, edito dalla Raffaello Cortina, è un’antologia di lezioni tenute da Liotti dal 1992 al 2016 agli studenti di psicoterapia. Pertanto stiamo parlando di un condensato teorico-metodologico di circa venticinque anni di ricerca e clinica, dove due sono le tematiche centrali, sviluppate secondo angolature differenti: la relazione umana e clinica, da un lato, e la psicoterapia del trauma dall’altro. Entrambe le tematiche vengono declinate da Liotti tenendo sullo sfondo una prospettiva evoluzionista-neurobiologica, che, però, non esclude altre visioni e con le quali condivide alcuni punti di arrivo.

Lo stile di Liotti risulta essere sempre preciso e rigoroso, evitando qualsiasi forma di semplificazione riduzionista e rimanendo fortemente ancorato alla clinica, così come si può vedere dai numerosi stralci clinici durante la trattazione e la sezione finale con alcuni casi. Infatti, così come ogni maestro, egli ha la necessità di partire dalla concretezza della clinica, dalla fatticità del rapporto clinico-paziente. Forse in questo notiamo come, dopo decenni di esperienza, studio e ricerca, i grandi maestri, indipendentemente dalle lenti di osservazione, hanno tutti delle somiglianze: cosa è una clinica che non sappia partire dalla voce e dall’esperienza del paziente?

Proprio uno di questi punti di convergenza è il nucleo pulsante di questa raccolta di testi che possiamo riassumere con le stesse parole di Liotti: “l’alleanza, lo ripeto, non è un fattore aspecifico: è il fattore specifico” (p. 112). Questo è il punto di arrivo di un percorso teorico che parte dalla relazionalità implicita, inter-corporea, pre-riflessiva e dalla proto-conversazione fino a giungere alla necessità di un atteggiamento cooperativo nella relazione terapeutica. Liotti esplora tramite la ricerca come la relazione, declinandola secondo vari intenti, sia l’aspetto fondante e costitutivo a livello ontogenetico e filogenetico, dandole un primato concettuale e operativo. Tutto nasce e si manifesta dalla e nella relazione, in tutte le varie sfaccettature. Da un punto di vista pragmatico, anche nella sezione in cui Liotti dà delle coordinate per la formulazione di un caso clinico e propone il metodo MOTTIR (Meta – Ostacolo – Traumi – Test – Interventi – Risposte), il processo clinico risulta essere sempre co-costruito col paziente, lasciando in secondo piano tutto il resto quando l’alleanza subisce flessioni e rotture, altro tema trattato nel libro con indicazioni utili per riparare.

Se nella relazione si fonda e si sviluppa l’essere umano, anche lì vanno ricercate le origini di quelle condizioni che rappresentano uno dei cavalli di battaglia di Liotti: il disturbo da stress post-traumatico complesso (cPTSD). Le indicazioni cliniche delle diverse fasi del lavoro con pazienti con cPTSD – costruzione alleanza, stabilizzazione, integrazione, monitoraggio – vengono descritte con dovizia di particolari, evidenziando rischi e le difficoltà che il clinico incontra ogni giorno con questa condizione clinica dove diversi sono i “dilemmi relazionali”, come ad esempio la criticità del rapporto vicinanza-lontananza. Ogni passaggio viene esemplificato con esperienze cliniche che permettono di toccare con mano questo difficile contesto.

Questi e altri temi (i sistemi motivazionali, la co-terapia nella clinica con cPTSD, ecc), essendo trattati nella forma del dialogo con i propri allievi, risultano essere chiari anche nei nodi più complessi, rendendo la lettura sempre vivace.

In conclusione, tornando alla premessa iniziale, una lettura del genere non solo può essere di aiuto ai clinici (alle prime armi e non), ma permette a tutti di seguire il viaggio teorico-esperienziale di uno dei grandi del panorama italiano, garantendo – perché no? – un migliore approfondimento del proprio habitus clinico anche sulla base di ciò che sente lontano dalla finestra di osservazione di Liotti.

Carmelo Pacino

Psicologo clinico. Allievo della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Fenomenologico-Dinamica di Firenze. Si interessa di fenomenologia dell’incontro e di psicopatologia fenomenologica. Si interessa anche del dialogo tra fenomenologia e psicologia dinamica. Socio ordinario della Società Italiana per la Psicopatologia Fenomenologica. Socio dell’Associazione Italiana di Psicologia Fenomenologica. Lavora come psicologo presso la Cooperativa Sociale Agape a Salerno, dove lavora anche come libero professionista.

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