Oltre e di là dal mondo: l’essenza della schizofrenia” è un lavoro a quattro mani, scritto da Gilberto Di Petta e dal compianto Arnaldo Ballerini. Il testo affronta dal punto di vista fenomenologico quello che è da sempre ‘l’enigma della sfinge’ della psichiatria, il problema più complesso e per certi versi anche il più tipico per gli operatori della salute mentale, cioè la schizofrenia. Partendo da Bleuler, fino ad arrivare a Minkowsky e a Binswanger, gli autori ripercorrono il mutamento del concetto di schizofrenia, la cui definizione si è spostata nel corso del ‘900 da un’iniziale disturbo della sfera ontica in un disturbo della sfera ontologica dell’essere umano, ovvero una modificazione delle condizioni di possibilità della sua stessa esistenza.

E’ con la seconda metà del ‘900, grazie agli studi sulla Wahnstimmung (atmosfera delirante) di Bruno Callieri e a quelli sulla perdita dell’evidenza naturale di Blankenburg, che la schizofrenia passa definitivamente ad essere considerata un’alterazione della sfera ontologica, il cui ‘disturbo generatore’ sarebbe una scissione (Spaltung), che però non sta più dentro la mente del paziente, ma nella relazione tra soggetto e mondo, all’interno cioè della struttura intenzionale della coscienza che unisce indissolubilmente ognuno di noi alla propria realtà.

In questa intervista Gilberto Di Petta ci inizia a questi temi e ad altri temi approfonditi nel libro, arrivando infine a parlare di psicoterapia e di riabilitazione: se è vero che il disturbo nucleare della schizofrenia sta in un’alterazione della coscienza preriflessiva che stabilisce il nostro collegamento primario ed intenzionale con il mondo, allora anche la cura della schizofrenia deve essere realizzata in strutture specializzate, dove gli operatori siano fenomenologicamente formati al loro lavoro, e dove la comunità dia origine ad un’atmosfera curante, che faccia sentire i pazienti liberi di ricostruire dalla base, dal corpo e dalle emozioni, il loro rapporto con il mondo.