Visto da vicino nessuno è normale.

Caetano Veloso

Cantante

A cura del Collettivo del Centro Marco Cavallo di Latiano (BR)

Per scrivere il seguente articolo sul Centro Marco Cavallo abbiamo voluto fare un lavoro collettivo che ha investito un giro di opinioni e condivisioni delle persone che lo frequentano e vi lavorano. E’ stato un affascinante scambio di vedute su alcuni punti fondamentali che caratterizzano il Centro stesso. Attraverso l’assemblea abbiamo raccolto molti pareri ed è proprio questo stile assembleare un aspetto centrale del Centro. Esso trova le sue origini in quelle assemblee che Franco Basaglia introdusse a Gorizia nel 1961 con i ricoverati del manicomio (ispirate al modello comunitario introdotto da Maxwell Jones); le affollate assemblee goriziane furono uno dei primi atti basagliani finalizzati a restituire soggettività e contrattualità ai degenti del manicomio. I ricoverati di Gorizia ridiventarono lentamente persone e ri-acquistarono la propria soggettività alzando il dito, a partire da decisione apparentemente banali ma urgenti e necessarie come la possibilità di riappropriarsi dei comodini e degli averi personali in essi contenuti così come della possibilità di utilizzare forchette e coltelli e non solamente i meno pericolosi e rassicuranti cucchiai.

Ecco di seguito un’introduzione al Centro Marco Cavallo, circa la sua nascita e il suo progetto.
Esso inizia ad essere operativo nel 2008 quando il dott. Minervini ebbe dall’allora direttore generale della provincia di Brindisi, Guido Scoditti, l’incarico di occuparsi di Salute Mentale di Comunità nel bellissimo palazzo di Via Caterina Scazzeri a Latiano. Tutto iniziò con le riunioni dei gruppo A.M.A. il giovedì pomeriggio.
Gradualmente il Centro divenne uno luogo di incontro significativo per la comunità anche grazie al contributo dei singoli cittadini che per ovviare alle mancanze della struttura spontaneamente misero a disposizione il mobilio necessario. Dopo alcuni mesi arrivò il primo computer e la linea telefonica, ma non c’era internet, non c’era ancora una mensa, mancavano gli arredi che ci sono oggi… Era tutto da costruire. I cittadini (genitori, utenti, simpatizzanti) affluivano con grande interesse ed iniziavano ad occupare questo bel posto, sentendolo proprio, arricchendolo di oggetti, opinioni, condivisioni: venne costruito Marco Cavallo Junior, il primo cavallo blu del sud, nipote ed erede della grande rivoluzione Basaglia nata a Gorizia e proseguita a Trieste.
Il Centro si avvale del contributo dell’associazione ‘180 amici di Puglia’; a ciò si aggiunge il finanziamento da parte della regione Puglia a favore di un progetto sperimentale denominato appunto ‘Marco Cavallo’, cogestito dalla Asl e dalla stessa associazione ‘180 amici Puglia’. Grazie ai proventi del progetto si è potuto costruire collettivamente un centro all’avanguardia anche da un punto di vista scientifico (una ricerca empirica del CNR ha dimostrato il suo essere orientato alla ‘recovery’). Tra i vari aspetti che lo caratterizzano, oltre al suo stile lavorativo assembleare del quale abbiamo accennato sopra, di non poca rilevanza è l’attenzione alle persone e la messa tra parentesi della malattia (operazione teorica e pratica indispensabile secondo lo stesso Basaglia); persone che assieme agli operatori, sia pur con compiti e mansioni differenziate, cogestiscono il Centro. A questo proposito nascono, negli anni, delle figure con funzioni e compiti importanti, i cosiddetti SEPE (Soci Esperti Per Esperienza), che lavorano per il Centro: persone con esperienza diretta di disagio psichico, cittadini sensibili alla tematica, professionisti che svolgono il tirocinio ed hanno un contratto come collaboratore SEPE (indiretto) identico a quello dei SEPE diretti. Una novità quasi assoluta è la realtà dei contratti di lavoro per le persone con esperienza diretta di disagio per le quali viene costruito un piano individualizzato attento alle singole abilità e risorse e che si adatta di volta in volta alle necessità e ai bisogni della persona e della vita del Centro.
Questa realtà restituisce dignità vera alle persone, nell’idea che il lavoro sia importante per evitare la cronicità e alleviare la sofferenza stessa. Si interviene però anche sulle relazioni. Lo sviluppo delle relazioni è importantissimo, forse il principale aspetto. Si parte, infatti, lo ribadiamo, dalla centralità della persona con le sue risorse, i suoi bisogni, le sue positività, i suoi desideri e pensieri. Ognuno in assemblea cerca di dire quello che pensa, quello che vuole fare, costruisce delle piccole progettualità, condivide, fa crescere la propria soggettività anche come cittadino che ha diritti e doveri. L’espressione della soggettività viene rimarcata anche fuori del Marco Cavallo cercando di fare rete con altre realtà presenti nella società vicine alle buone pratiche in salute mentale o realtà più squisitamente culturali, dato che il riscatto culturale aiuta la persona.
Il Centro Marco Cavallo è quindi l’incarnazione di una contraddizione: produce soggettività nonostante si trovi all’interno di un’istituzione (anche se si tratta di un’istituzione quotidianamente messa in discussione, ri-pensata e ‘inventata’)
Il Marco Cavallo racconta di uno spazio e di un tempo complessi, le cui specificità possono esser colte solo se sperimentate di persona: è cura dell’altro, cura di sé, è un luogo di crescita di conoscenza e cultura attraversato da persone che, affrancate dalla rigidità dei ruoli e delle rispettive etichette, vengono riconosciute nelle loro specificità e nella loro totalità.