In filosofia il termine corpo richiama il significato del linguaggio comune, rimandando all’idea di un essere esteso nello spazio e percepibile attraverso i sensi. Il corpo permette all’uomo di mettersi in relazione con la realtà, di operare in essa attraverso le azioni che intende esplicare. E’ il mezzo attraverso il quale si esplica l’esistenza, il luogo attorno al quale si svolge la vita di ogni persona.

A partire dalle prime fasi della psicoterapia, si è sviluppata una corrente che ha portato la propria attenzione al corpo e ai suoi legami con la psiche. In realtà, come sottolinea G. Downing , la stessa psicoanalisi iniziò con l’utilizzo congiunto di corpo e parola: quando Freud abbandonò l’ipnosi per introdurre la tecnica delle libere associazioni, infatti, era solito utilizzare abitualmente il massaggio, come molti suoi colleghi dell’epoca. In seguito perse questa abitudine. Nella sua interessante rassegna sulle origini della psicoterapia corporea, Downing ci ricorda come il primo psicoterapeuta a utilizzare in modo sistematico il lavoro corporeo fu Groddeck, il quale pose inizialmente il massaggio al centro del suo lavoro medico di cura dei suoi pazienti (per la maggior parte psicosomatici), e solo successivamente si avvicinò alla psicoanalisi. Già nel 1913 Groddeck aveva sostenuto il concetto di “unità mente-corpo” e successivamente elaborò quello di difesa corporea, individuandone tre tipi: la controattivazione, la contrattura muscolare cronica e l’affievolirsi della respirazione. Altrettanto originale e innovativa fu la sua elaborazione del rapporto tra difese corporee e sintomi psicosomatici.

Wilhelm Reich iniziò a lavorare con il corpo qualche anno più tardi, tra il 1932 e il 1935, ed ebbe senza dubbio il grande merito di essere il primo a elaborare un ampio repertorio di tecniche corporee, a tramandarle ad altri e a specificarne il ruolo nella terapia. Le origini del lavoro di Reich affondano le radici nella teoria psicoanalitica. Mentre la psicoanalisi “classica” applica i propri concetti soprattutto alla sfera fantastica, Reich li mette all’opera sul corpo, sulla corazza muscolare, sulle tensioni da sciogliere. Com’è noto, il più autorevole seguace di Reich fu Alexander Lowen, il quale, insoddisfatto dalla metodologia del maestro, vi apportò alcuni importanti cambiamenti sviluppando la terapia bioenergetica.

Per Lowen il respiro e i muscoli esprimono emozioni che bisogna imparare a scaricare. In particolare, Lowen ha sviluppato e ampliato alcuni aspetti del modello teorico reichiano e arricchito il repertorio di tecniche di intervento corporeo, apportando alcuni importanti cambiamenti rispetto al lavoro di Reich, tra cui la valorizzazione della posizione eretta il “radicamento” a terra (il grounding). Se c’è un merito che possiamo riconoscere a Lowen e Reich è che il loro approccio nasce dall’osservazione diretta dei pazienti e utilizza la stessa esperienza del paziente come strumento di cambiamento. Non è l’interpretazione, per quanto corretta possa essere, a produrre il cambiamento, ma è lo sperimentare diversamente se stessi e il proprio corpo, la propria vitalità – nel movimento e nella quiete – il principale elemento di trasformazione

A partire da questa radice comune, le varie scuole di psicoterapia corporea si sono ramificate in base all’enfasi posta su differenti aspetti. Tra questi troviamo ad esempio: la conoscenza dei meccanismi neurofisiologici alla base della vita psichica e del comportamento; il ruolo del corpo nelle relazioni interpersonali nel corso dello sviluppo; l’attenzione posta sulla metodologia di intervento per lo smantellamento delle difese corporee; la comprensione e la risonanza empatia corporea; le tecniche attive che coinvolgono il corpo in una sorta di drammatizzazione delle emozioni e della narrazione.

Nel Modello Strutturale Integrato (M.S.I.) di Ariano, il corpo è un dei quattro linguaggi d’esistenza attraverso cui l’uomo si esprime. Gli altri sono quello emotivo, quello fantastico e infine il razionale. La parola “linguaggio”descrive una totalità organizzata con le rispettive funzioni. Così i diversi linguaggi d’esistenza costituiscono una totalità che organizza delle parti in base ad una formula strutturale. Ogni linguaggio è costituito da parole e da una grammatica che le regola. Per esempio, le parti del linguaggio corporeo sono i muscoli e il respiro (Ariano, 2000, pp. 115-116). La legge del linguaggio corporeo è la trasparenza. Ciò significa che per chi sa leggere il corpo è cosi ovvio da non richiedere nessuna spiegazione o apprendimento. Il corpo ci da immediato accesso all’esperienza personale di un individuo. Il corpo non è l’unico linguaggio ma è certamente il linguaggio che individua l’uomo nella sua esistenza più degli altri.

Quando Ariano parla di linguaggio corporeo si riferisce al livello del Leib, il corpo fenomenologicoovvero “ la parola attraverso cui ogni individuo rivela il suo comportamento” (Ariano, 2000, p. 190). Il Leib è un costrutto centrale nella corrente fenomenologico-esistenziale, che nel pensiero moderno ha sottolineato più delle altre il valore della corporeità/storicità dell’uomo e la sua capacità di soggettività simbolica:  tenendo conto della coessenziale circolarità tra organismo e ambiente, nel M.S.I. si vuol sottolineare la capacità dell’individuo di trattare il proprio e l’altrui corpo come interlocutore vivo, che parla, manda messaggi al mondo e allo stesso tempo li riceve. Il corpo è una parola che “interpella e chiede di essere ascoltata e capita.” (Ariano G., 2000, p. 135). Nonostante ciò non è scontato che tutti gli individui sappiano usare questo linguaggio. Vi sono delle strutture di personalità il cui corpo non assurge a livello di parola, intesa come codifica di significati: il loro corpo è muto, ovvero non ha concetti che parlano a sé e agli altri. Questa è la condizione più grave dell’esistenza.

Per lo psicologo clinico è molto utile imparare a capire la molteplicità dei tipi di respiro e l’effetto che essi hanno sul modo di sentire ed esistere. Il respiro con la capacità di ossigenare con maggiore o minore intensità l’organismo può essere considerato come la benzina per un motore. Del respiro bisogna focalizzare: la lunghezza, lo spessore, la frequenza, l’armonia e la quantità di scambio d’aria. Un respiro sano dovrebbe essere capace di interessare tutto il tronco dal collo al bacino. Circa questo aspetto troviamo che alcuni limitano il respiro al solo tratto toracico o al solo tratto addominale, ma si trovano anche respirazioni ristrette ad una sola zona del torace o dell’addome. Per quanto riguarda lo spessore, invece, possiamo avere un respiro stabilmente espanso o stabilmente piatto.

Ciò che è importante focalizzare per uno psicoterapeuta è la difficoltà a restare in espirazione per chi ha il torace spesso e la difficoltà a restare nell’ispirazione per chi ha il torace piatto. Di questo ho fatto esperienza diretta osservando un giovane paziente in studio privato. Quando arriva e si siede sulla poltrona sembra quasi non respirare; all’inizio vederlo così sulla poltrona mi creava difficoltà. Con il seguirsi delle sedute prestavo sempre più attenzione al suo respiro e al modo in cui cambiava in base alle situazioni, alle domande, alle reazioni emotive, al contesto e alla relazione con me. Nel corso delle sedute la mia iniziale difficoltà è diventata più familiare quando ho visto che con interventi semplici (es.” Puoi metterti seduto più dritto? Puoi appoggiare la testa e la schiena allo schienale? Puoi metterti in una posizione comoda? Puoi appoggiare le braccia sui braccioli?”), ma anche la comunicazione non verbale (es. guardarlo negli occhi in modo rassicurante, respirare in modo profondo per allargare il respiro del paziente), o proprio con l’invito a respirare lentamente, sono riuscita a capire qualcosa in più del paziente. Questo mi rende più serena e capace nell’aiutare il paziente a sentirsi e ad essere.

La respirazione, gesto distratto ma fonte di vita, è il segreto per ritrovare la connessione con se stessi.

 

Bibliografia:

  • Ariano G. (2000), Diventare Uomo. Antropologia della Psicoterapia d’integrazione Strutturale Armando, Roma.
  • Ariano G. (2013) Tecniche ed esperimenti in PdG. Napoli, Edizioni Sipintegrazioni.
  • Downing, George (1995) Il corpo e la parola, Astrolabio, Roma.