Nell’ambito della cura della sofferenza mentale dobbiamo abituarci al caos generato dalla convivenza di diversi modelli scientifici per metterci in cammino verso la costruzione di un modello condiviso capace di generare efficaci intuizioni di cura.

Dalla ‘Lettera ai relatori’ per il Convegno Nazionale ISPS

Giovanni Ariano

Psicoterapeuta e Filosofo

Premessa

Presenterò al lettore nelle loro linee essenziali i costrutti della fenomenologia e dell’esistenzialismo che possono costituire la casa comune dei modelli psicoterapeutici ad orientamento fenomenologico per il terzo millennio.

Spesso scherzando ci capita di ripetere la famosa espressione “cogito ergo sum” di Cartesio (1596-1650), senza sapere che queste tre parole costituiscono per la scienza e per la filosofia la porta di ingresso in un mondo nuovo, affascinante e spaventoso insieme. Cartesio, senza rendersene conto, fa diventare oggetto della scienza non solo il mondo delle cose che ci circondano, ma l’uomo in quanto essere pensante con le sue produzioni. Egli è il primo dei filosofi che si pone il problema del rapporto tra i prodotti della mente umana (= pensieri e visioni del mondo) e l’essere, ossia la realtà. Una tale intuizione spaventò Cartesio e non trovò uomini disposti ad accoglierla. Dopo di lui l’umanità ha infatti continuato per oltre trecento anni a credere nel mito di una realtà in sé, esistente al di là del soggetto, e a sostenere che scopo dell’uomo di scienza fosse ridursi ad una “tabula rasa” (Bacone 1561-1626) per coglierla così come effettivamente essa è.

Husserl e Jaspers con la loro fenomenologia e Heidegger con il suo esistenzialismo hanno ripreso il problema di Cartesio: il rapporto tra le visioni soggettive dell’uomo e la realtà. Sorgono spontanee alcune domande le cui risposte ci angosciano. Ne elenco qualcuna: quali sono le regole della conoscenza nel mondo della soggettività ed intersoggettività quando non possiamo far riferimento ad una realtà in sé? Da quali regole sono guidati gli uomini quando dialogano e si confrontano, dal momento che non possono far più riferimento ad un mondo oggettivo che esiste al di là di ogni soggetto? Se i valori non vanno ricercati nella “realtà oggettiva” cosa può guidare gli uomini nella loro ricerca (fondamentalismo/qualunquismo) (Ariano, 2008)?

Dare uno sguardo allo sforzo fatto dai fenomenologi e dagli esistenzialisti credo possa aiutare lo psicoterapeuta, di qualsiasi orientamento sia, ad approcciarsi all’umanità sofferente, tentando di evitare sia un banale riduzionismo (= ridurre l’uomo a semplice comportamento, pulsione o apparato biologico) sia uno spiritualismo romantico e disincarnato (= tendenza attualizzante, tendenza organismica, Io trascendentale, Io puro, etc.).

 

1. I volti della fenomenologia e dell’esistenzialismo

La fenomenologia e l’esistenzialismo acquistano significati diversi in base al periodo storico e ai diversi autori di riferimento. Mi accingo a presentarli in funzione della psicoterapia fenomenologica intersoggettiva.

 

1.1 La fenomenologia

Dalle Luche R. e Di Piazza G. affermano che “la fenomenologia è scienza dell’esperienza della coscienza (Paci, 1987, 254). Se per Hegel questa possibilità di conoscenza rappresenta uno strumento con il quale era possibile afferrare l’assoluto, per Husserl lo scopo della conoscenza fenomenologica si limita a cogliere tutto ciò che avviene nella coscienza, vale a dire riconoscere le modalità ed i limiti entro i quali le cose si presentano alla coscienzaSecondo Tatossian la fenomenologia mira ad un piano pre-concettuale in cui non viene ancora stabilita una distinzione tra soggetto ed oggetto (in Tatossian 19972, 20052,283)”. Come si può notare da questa citazione, la fenomenologia si muove tra due polarità: il fermarsi a descrivere ciò che avviene nella coscienza con lo scopo di enumerare tanti “fatti di coscienza” che assumono poca importanza nella vita e nella psicoterapia, o tentare di trovare delle regole a livello della soggettività ed intersoggettività che permettano un dialogo consistente e curante. Riportare la fenomenologia ad un “piano pre-concettuale in cui non viene ancora stabilita una distinzione tra soggetto ed oggetto” vuol dire avere paura di affrontare i problemi della soggettività ed intersoggettività cui la fenomenologia ci ha introdotti.

Credo che i punti cardine della fenomenologia possono essere tre:

  • L’affermazione di Paci che la fenomenologia è la “scienza dell’esperienza della coscienza”;
  • La convinzione che il soggetto cosciente è sempre intenzionato ad un oggetto che può essere interiore (sensazioni, emozioni, fantasie, sogni, pensieri ed azioni nel mondo esterno) o esteriore (il mondo esterno e in questo gli altri uomini con i rispettivi mondi interiori)”.
  • L’idea che la “realtà del mondo” di cui il soggetto ha coscienza “esiste soltanto nella presunzione continuamente prescritta che l’esperienza continui costantemente a scorrere nel medesimo stile costitutivo” (Husserl, 1929).

Sono abituato a tradurre queste tre affermazioni nel postulato della coessenzialità del soggetto e dell’oggetto al livello della intersoggettività. Dopo la fenomenologia la scienza può esistere solo al livello della oggettività dell’intersoggettività (Ariano, 2005; 2008).

Sia Husserl (1950; 1993) che Jaspers (1913; 1925; 1950; 1956, 1964) partono dalla fenomenologia naturale. Condivido quanto afferma Medard Boss (1957, 1973, 23) che “è più facile inventare un ferro di legno che non inventare una fenomenologia naturalistica”. Bisogna prendere atto però che Husserl e Jaspers, avendo preso coscienza della molteplicità delle visioni del mondo che impedivano di comprendersi, ci invitano a mettere tra parentesi sia il senso comune che le teorie dominanti. Un tale atteggiamento evidenzia quasi l’illusione di poter cogliere la realtà in sé. In questa prima fase la fenomenologia sembra semplicemente una nuova teoria con una epistemologia presoggettiva. Siamo ancora in una fenomenologia presoggettiva.

Dal ceppo della fenomenologia naturale nascono due arbusti: la fenomenologia soggettiva di Jaspers e la fenomenologia oggettiva di Husserl.

 

1.1.1 La fenomenologia soggettiva di Jaspers

Jaspers, pur partendo da una fenomenologia naturale, cerca i modi soggettivi con cui ogni uomo vive il suo intenzionarsi al mondo ed agli altri soggetti (fenomenologia soggettiva ed intersoggettiva). Jaspers afferma con chiarezza che:

  • L’uomo è un soggetto capace di avere consapevolezza di sé e del mondo e che in base a questa consapevolezza prende le sue decisioni;
  • Esiste una realtà oggettiva, nel senso che gli uomini sperimentano da soli e con le persone con cui condividono la stessa realtà che l’esperienza continua costantemente a scorrere nel medesimo stile costitutivo;
  • Le esperienze e visioni del mondo soggettive sono molteplici in base alla diversità dei soggetti;
  • Esiste un Umgreifende (un tutto abbracciante o circoscrivente) che permette il dialogo tra gli uomini a livello della soggettività ed intersoggettività (fenomenologia intersoggettiva).

 

1.1.2 La fenomenologia oggettiva di Husserl

Husserl (1900-1901; 1928; 1950; 1982; 1992; 1993) sebbene preoccupato di costruire una nuova scienza dall’angolatura della soggettività, sembra non raggiungere il suo scopo privilegiando l’oggettività a scapito della soggettività. Lo specifico della fenomenologia husserliana è infatti la ricerca delle essenze. Nella fenomenologia oggettiva bisogna distinguere una fenomenologia descrittiva ed una trascendentale. La prima descrive le forme infinite in cui ogni atto della coscienza tende a qualcosa come suo specifico oggetto, mentre la seconda, la fenomenologia trascendentale, si fonda sul costrutto di riduzione fenomenologica (= sospensione del giudizio o epochè) con cui si presume di poter cogliere i fenomeni in “carne ed ossa”, cioè come datità originarie. L’epochè mette tra parentesi sia i “pregiudizi” del senso comune, sia le teorie scientifiche. La riduzione fenomenologica crea il campo trascendentale della coscienza pura.

Circa la capacità umana di cogliere l’eidòs (essenza) ipotizzata dalla fenomenologia trascendentale, ci si chiede se questa sia una capacità innata ed astorica dell’uomo, oppure una facoltà condizionata dalla storia dell’umanità e dalla biografia individuale. Altrove affermo che “ ciò che dovrebbe differenziare Aristotele ed il fenomenologo è la convinzione del primo che crede all’esistenza in sé delle essenze/sinoli in un mondo presoggettivo, e la convinzione del secondo che crede che le essenze esistono solo nell’interazione del soggetto con l’oggetto, per cui possono cambiare nell’evoluzione biografica e storica (Ariano, 2005,132-133).

Ci troviamo davanti alla domanda classica quando si varcano le soglie della soggettività: quale rapporto c’è tra l’a priori e l’a posteriori? L’a priori esprime il bisogno di affermare la necessità di una realtà oggettiva, metafisicamente esistente; l’a posteriori descrive la storicità e mutabilità di tutto ciò che esiste. Affermare ancora oggi che i due livelli sono completamente indipendenti l’uno dall’altro o che ne esista solo uno dei due, sembra poco costruttivo.

Lasciando purtroppo questa domanda senza risposta, Husserl ha dato vita a tre filoni nella fenomenologia:

  1. L’idealistico, in cui l’oggetto è sacrificato;
  2. L’essenzialista, in cui il soggetto è sacrificato;
  3. Il costruttivista, che tra le altre possibilità può avere anche quella di una epistemologia oggettiva della intersoggettività.

 

1.2 L’esistenzialismo

L’esserci (Dasein) ossia il “venire all’esistenza ed uscirne” è il fulcro dell’esistenzialismo. Lungo la storia questa corrente di pensiero ha avuto diverse incarnazioni che rientrano in due diverse visioni dell’uomo:

  • l’uomo come essere con un’apertura costitutiva al Mondo (aspetto strutturale);
  • l’uomo come essere che richiama alcuni valori particolari (la morte, la malattia, la scelta dei valori, la valorizzazione di sé, etc.) (aspetto contenutistico).

Tattossian fa una chiara descrizione dell’esistenzialismo e ne focalizza la sua integrabilità con la fenomenologia: “Se l’esistenziale allude alla struttura “ek-statica” (structure ek-statique) dell’essere umano, alla sua apertura costitutiva al Mondo ed al carattere della sua temporalità, la fenomenologia può certamente essere detta esistenziale nella misura in cui l’ampliamento dell’intenzionalità di Husserl all’essere-nel-mondo heideggeriano fa parte del suo sviluppo naturale, non estraneo all’Husserl tardivo. Il pensiero esistenziale si mantiene al livello del costituito ed ha due aspetti: quello di una teoria che privilegia certi valori e che di per sé non ha niente di fenomenologico e quello della costituzione – vale a dire della genesi – di una certa modalità dell’essere umano, l’essere-persona (etre-personne), che può esserlo. (…) La fenomenologia sparisce se l’elemento essenziale consiste nel focalizzare i grandi problemi umani (o supposti tali) come la morte, la malattia, la scelta dei valori, la valorizzazione di sé o il privilegio dato all’individuo” (Tatossian 2005, p. 21).

Per una psicoterapia fenomenologica intersoggettiva condivido con Tatossian di prendere in considerazione l’esistenzialismo nel suo aspetto strutturale dell’uomo “come apertura al mondo” ossia dell’uomo come soggetto che chiama all’esistenza infiniti mondi.

 

2. La fenomenologia e l’esistenzialismo al bivio tra una epistemologia ‘oggettiva presoggettiva’ e ‘oggettiva dell’intersoggettività’

La epistemologia presoggettiva, ipotizza che la realtà sia unica e che tutti gli uomini, di strada o di scienza, se osservano le giuste condizioni possono conoscerla. In una tale visione il soggetto diventa inconsistente. Comunemente riteniamo che il “soggettivo” abbia meno peso dell’”oggettivo”. La consapevolezza moderna che ogni realtà è relativa al punto di riferimento (= soggetto) ci introduce in una epistemologia intersoggettiva o meglio in una epistemologia oggettiva della intersoggettività. Non è facile abituarsi a queste nuove regole. La fenomenologia e l’esistenzialismo sembrano balbettare le prime parole in questo nuovo universo.

Sia la fenomenologia che l’esistenzialismo hanno introdotto alle seguenti domande che attendono ancora risposte esaurienti:

  • Dopo la scoperta del soggetto può esistere un mondo in sé che non faccia riferimento ad alcuna soggettività?
  • Gli infiniti mondi chiamati all’esistenza dagli uomini quale consistenza ontologica hanno?
  • Questi mondi hanno la stessa consistenza che attribuivamo al mondo della natura, oppure di meno, o forse di più?
  • Se hanno una consistenza ontologica/ontica c’è possibilità di comunicazione tra questi mondi ?
  • Ci sono regole condivisibili che permettono il dialogo che vadano oltre una realtà oggettiva presoggettiva?

La risposta a queste domande diventa indispensabile sia per lo psicopatologo che per lo psicoterapeuta dal momento che trattano la sofferenza e la cura dell’uomo in quanto soggetto intersoggettivo.

 

3. La psicoterapia umanistica-fenomenologica-esistenziale

Alcune citazioni per evidenziare il caos entro cui ci muoviamo. Per Binswanger “La Daseinsanalyse è soltanto una impresa scientifica e non terapeutica e non si occupa di processi psicoterapeutici” (Binswanger in Spiegelberg H. 1972). Sempre Binswanger afferma che: “…lo psicoterapeuta esistenziale non saprebbe soddisfare il suo compito, senza la distinzione tra conscio ed inconscio. Non si trova una tecnica specifica né in Storch, che pone l’accento sulla ristrutturazione del mondo e lo sforzo verso l’autenticità, né in von Gebsattel o in Frankl con la sua logoterapia, che mira a ripristinare la persona (che non si confonde con l’individuo), né in Boss che, conformemente allo psicoanalista che egli rimane, fa riprendere al paziente tutte le sue possibilità neglette e la sua autonomia. …. gli sforzi di ritrovare l’ispirazione fenomenologica o daseinsanalitica nelle tecniche già esistenti (…) nella terapia non-direttiva di Rogers o nel sogno ad occhi aperti (réve éveillé) di Desoille, che per van den Berg (9) è una “psicoterapia fenomenologica”, non sono sempre convincenti” (Totossian 2005, p. 23). Shaffer, rappresentante della ”psicoterapia umanistica” negli Usa, ritiene che “tutti gli esistenzialisti siano fenomenologi perché parlano della propria esperienza” (Shaffer,1978).

Nonostante le molteplici perplessità e le molte differenze, credo che l’aspetto comune della corrente umanistica- fenomenologia-esistenziale sia cogliere la sofferenza dell’uomo al livello della soggettività ed dell’intersoggettività. La psicoterapia si deve quindi porre a questo livello.

 

4. Verso una psicoterapia fenomenologica intersoggettiva

Fenomenologia ed esistenzialismo, pur avendo gettato i semi per la nascita di una psicoterapia a livello della soggettività ed dell’intersoggettività, abbozzano i primi modelli che integrino il presoggettivo, il soggettivo e l’intersoggettivo. Nella pratica clinica, pur sforzandosi di non ridurre il sofferente ad oggetto, trovano però difficoltà a descrivere a livello della intersoggettività gli elementi necessari a “curarlo”.

Il prossimo lavoro avrà per oggetto la descrizione di questi criteri.

 

 

Bibliografia

  • Ariano G. (2005), Dolore per la crescita. Antropopatologia della psicoterapia d’integrazione strutturale. Prolegomeni, Armando, Roma.
  • Ariano G. (2008), Esercizi di intersoggettività. I V(v)alori tra relativismo ed intersoggettività, Sipintegrazioni, Casoria (Na).
  • Boss M. (1957), Psicoanalisi ed analitica esistenziale, Astrolabio, Roma, 1973.
  • Cantilllo G., (2002), Introduzione a Jaspers, Laterza, Roma-Bari.
  • Heidegger M (1927), Essere e tempo, Longanesi, Milano, 1978.
  • Husserl E. (1900-1901), Ricerche logiche, Il Saggiatore, Milano 1982.
  • Husserl E. (1934-1937), La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, Milano, 1961.
  • Husserl E. (1950), L’idea della fenomenologia, Laterza, Roma-Bari, 1993.
  • Jaspers K. (1913-1956), Psicopatologia generale. Il pensiero Scientifico, Roma, 1964.
  • (1925), Psicologia delle visioni del mondo. Astrolabio, Roma, 1950.
  • La Forgia M. Marozza M. I. (2005), Le radici del comprendere, Giovanni Fioriti Editore, Roma.
  • Paci F. (1987), Il senso delle parole, 1963-1974, Bompiani, Milano.
  • Shaffer J.B.R. (1978), Humanistic psychology. Prentice Hall Englewood Gliffs, New Jersey.
  • Spiegelberg H. (1972), Phenomenology in psychology and psychiatry. A Historical introduction, Northwestern Univ. Press, Evanston.
  • Totossian A. (1997), La fenomenologia delle Psicosi, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2005.