“Com’è possibile raccontare in modo adeguato la sensazione di essere all’inferno? Non si può. Si può solo percepirla, viverla. E io l’ho fatto. L’ho sentita dentro di me e si è manifestata con un comportamento suicidario. Ma sono sopravvissuta.”
Queste sono le parole dette da Marsha Linehan, una famosa psicoterapeuta che, quando da ragazza è stata ricoverata in un ospedale psichiatrico, ha giurato solennemente a se stessa e a Dio che, se fosse riuscita a tirarsi fuori da quell’inferno, avrebbe aiutato anche gli altri a farlo.
Così è nata la Terapia Dialettico-Comportamentale (DBT), da un viaggio all’inferno di un’adolescente gravemente depressa, che non solo è riuscita ad uscirne ma è anche diventata una brillante ricercatrice e psicoterapeuta, che ha ideato una terapia evidence-based per i pazienti con Disturbo Borderline di personalità.
Il protocollo della DBT prevede un trattamento integrato, basato su:
– sedute di psicoterapia individuale effettuate a cadenza settimanale;
– training di gruppo per l’apprendimento delle abilità (skill training);
– coaching telefonico con il terapeuta per fronteggiare momenti di crisi che si verificano nella quotidianità.
L’obiettivo terapeutico della DBT consiste nell’aiutare i pazienti ad accettare la sofferenza come parte integrante ed ineludibile dell’esistenza e nel fornire loro un aiuto pratico e concreto per cambiare in modo da vivere una vita che sia degna di essere vissuta.
Il costante desiderio della Linehan di aiutare le persone che si trovano a dover fronteggiare situazioni che generano una sofferenza insopportabile ha fatto sì che questo trattamento fosse esteso anche ai pazienti oncologici; così è nato il libro “Affrontare il cancro. Come gestire le emozioni con la DBT” scritto da Marsha Linehan e da una sua allieva Elizabeth Cohn Stuntz che svolge la sua attività clinica con i malati di cancro, fornendo loro supporto, e che ha anche sperimentato sulla sua pelle cosa si prova ad essere una paziente oncologica che è sopravvissuta.
Lo scopo di questo testo edito da Raffaello Cortina è quello di fornire alle persone che convivono con il tumore delle abilità concrete per affrontare il turbinio di pensieri e di emozioni che si provano quando ci si ammala ed aiutarle, nonostante la malattia, a vivere una vita che sia degna di essere vissuta. Oltre all’apprendimento di skills e di esercizi pratici ogni capitolo include anche la testimonianza di persone che hanno avuto il cancro. L’ intento delle autrici nel dare voce a loro è quello di lenire il senso di profonda solitudine che spesso i pazienti oncologici provano.
Nel primo capitolo sono descritte le abilità che consentono di affrontare la diagnosi e di prendere delle decisioni efficaci sui trattamenti da intraprendere.
Il libro inizia paragonando la notizia di avere il cancro ad un intruso che fa irruzione nella nostra casa: le reazioni possono variare dall’orrore alla disperazione, dalla devastazione alla rabbia e alla sensazione di essere stati violati. Comprendere che non c’è un modo giusto o sbagliato di sentirsi è il primo passo che consente anche di capire che si possono provare emozioni contrastanti e opposte come per esempio nutrire speranza per il futuro e contemporaneamente avere il terrore di non averne uno.
Nel secondo capitolo sono descritte delle strategie e degli esercizi pratici che consentono di prendere delle decisioni sagge cercando di mantenere il giusto equilibrio tra emozioni e razionalità. Una strategia preziosa, quando bisogna prendere delle decisioni efficaci, è la mindfulness, che consiste nel pensare alla realtà focalizzandosi solo sul presente, senza aggiungere ipotesi o giudizi che non siano suffragati da prove. Ancorarsi saldamente al presente riduce la possibilità che la mente sia invasa da pensieri che riguardano eventi del passato – che ormai non si possono cambiare – o da preoccupazioni su cosa potrebbe accadere nel futuro. Questi pensieri ripetitivi sul passato (per es. ruminare pensando di aver trascurato la propria salute non facendo dei controlli periodici) o sul futuro (rimuginare su eventuali peggioramenti o sull’inefficacia delle terapie) sono del tutto inutili ed anche nocivi perché aumentano la depressione e l’ansia.
Nella parte centrale del libro vengono descritte delle strategie per regolare la paura, la tristezza e la rabbia, emozioni che spesso si riscontrano nelle persone che hanno il cancro.
Una prima forma di regolazione emotiva consiste nell’identificare un’emozione. Infatti dare un nome a quello che si prova aiuta a mitigarne l’intensità, mentre, al contrario, cercare di evitare o sopprimere le emozioni è fallimentare e non fa altro che alimentarle.
Grazie ai numerosi esempi pratici e agli esercizi contenuti nel testo i pazienti possono riuscire a comprendere come e dove l’emozione si esprime nel corpo, imparare a dare un nome a ciò che provano ed infine mettere a fuoco i pensieri che si accampano nella mente quando sperimentano una determinata emozione. Fare ciò consente di spezzare quei circoli viziosi che aumentano l’intensità delle emozioni negative. Anche l’immaginazione è una tecnica che aiuta i malati di cancro a tollerare la sofferenza: l’obiettivo è quello di distogliere temporaneamente l’attenzione dall’angoscia richiamando alla mente l’immagine di persone, luoghi, e situazioni che facciano sentire calmi, sicuri e protetti.
Purtroppo, in alcuni momenti, la sofferenza può diventare talmente estrema ed insopportabile da non riuscire a compiere tutti gli step precedentemente descritti per regolare le emozioni. In questi casi un modo per ottenere un rapido sollievo consiste nell’agire direttamente sul corpo insegnando al paziente tecniche come la respirazione ritmata o il rilassamento muscolare progressivo, entrambe descritte dettagliatamente in questa parte del libro.
Nel settimo capitolo viene affrontato il tema delle relazioni interpersonali. Spesso uno degli aspetti più difficili e delicati da affrontare per chi ha il cancro riguarda proprio l’impatto ed anche le ripercussioni che la malattia avrà sui propri cari ed in generale sugli altri. In particolare, in questo capitolo, vengono forniti dei consigli pratici su come parlare apertamente con loro di quello che sta accadendo; vengono descritti passo dopo passo gli step necessari per chiedere di essere ascoltati, capiti, aiutati e supportati in modo efficace ed adeguato. Il tema particolarmente difficile e doloroso del rapporto con i figli viene affrontato cercando di fornire al paziente degli strumenti per parlare con loro in modo sincero cercando di mantenere un equilibrio tra onestà – nel dare tutte le informazioni, fiducia nei protocolli e nella scienza – e speranza nel futuro.
Oltre al rapporto con i familiari nell’ottavo capitolo vengono fornite delle strategie pratiche, suffragate da esempi clinici, per comunicare in modo efficace sia con i medici, nelle varie fasi della malattia, che con i colleghi in modo da gestire adeguatamente un temporaneo calo del rendimento lavorativo o periodi di assenza protratta dovuti agli effetti collaterali delle terapie.
L’ultimo capitolo è dedicato a come vivere in modo significativo quando si ha il cancro. La diagnosi, quando arriva, mina la sensazione di avere un controllo sulla propria esistenza e fa inevitabilmente confrontare chi la riceve con un futuro incerto e con la pura di morire. Molte persone dopo il trauma iniziale reagiscono cambiando le priorità della loro vita e cercano di vivere, il tempo che hanno a disposizione, in modo significativo ed in sintonia con ciò che desiderano.
Anche la fede ed in senso lato la spiritualità, che si manifesta per esempio nel sentirsi connessi alla natura come parte integrante di qualcosa di più grande, contribuiscono a dare significato alla vita. In molti studi è stato riscontrato che i malati di cancro che hanno forti credenze spirituali o religiose sperimentano meno ansia, depressione e rabbia e provano un minor senso di isolamento.
Il libro si conclude con l’esortazione a trovare delle fonti personali e soggettive di significato che diano sollievo e che consentano di vivere una vita che sia degna di essere vissuta, cercando di rimanere sempre saldamente ancorati al presente, e non dimenticando, anche nei momenti più bui della malattia, che la luce e la speranza esistono ancora!


