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Pillole di fenomenologia: Epoché

“Le parole si affievoliscono con l’uso. Ma ciò non riguarda soltanto le parole. Questo affievolimento si verifica in molti ambiti dell’esistenza e ci allontana dalle note vibranti della vita così come dalla portata originaria dei fenomeni che procedono direttamente da questa vita nella sua pienezza di fondo. Pressocché inevitabile, non dobbiamo restare indifferenti a questa pericolosa possibilità; l’esigenza di ritornare alle ‘origini’, alla fonte, è ancora forte. E’ anche in questo senso che la fenomenologia ci incoraggia a lavorare”.
(Minkowski, 1959)

Quante volte ci è capitato di prendere una penna per appuntarci una mail o prendere un bicchiere d’acqua per bere se abbiamo sete? Sono gesti automatici, inconsapevoli per cui nell’orizzonte del senso comune la penna serve per scrivere e il bicchiere per bere. Però, se ci fermassimo un momento e riflettessimo, sospendendo l’immediata evidenza naturale, su cosa sia la penna e su cosa sia un bicchiere, cosa ci impedisce di usare il bicchiere come fermacarte? Cosa fa del bicchiere quell’oggetto che serve per bere o della penna quello per scrivere, invece di usarla per aprire la porta? Quali sono le condizioni invarianti e di possibilità che fanno della penna la penna (la “pennità” della penna)?

Oppure

“Dottore, ho l’ansia!”. Sì, ma che vuol dire “ansia”? Tremore? Agitazione? Sensazione di perdita di controllo? Mal di pancia? … Se chiedessimo a 10 persone di descrivere l’ansia, darebbero tutti la stessa descrizione o ognuno darebbe la propria unica definizione? Ci viene il dubbio che non ci sia una sola ansia. Io ho la mia idea di ansia… Ma cosa intende l’altro per “ansia”?

Bene, ciò che abbiamo appena descritto è il colpo di vuoto dell’Epoché.

In greco significa letteralmente “sospensione del giudizio” ed è proprio nell’antica Grecia che troviamo un primo uso del termine nel momento in cui qualcosa non riusciva a trovare interpretazione e comprensione nelle teorie e quindi produceva uno stupore che sospendeva, appunto, ciò che si sapeva e ci si poneva con atteggiamento di dubbio e interrogazione.

Il termine percorre la storia della filosofia fino ad arrivare a Husserl, che fa di questo concetto uno dei capisaldi della fenomenologia. Rappresenta il primo gesto, propedeutico, del filosofo che mette tra parentesi le (pre-)conoscenze e l’atteggiamento naturale verso il mondo (quindi senso comune e conoscenze scientifico-naturali) per permettere al fenomeno di darsi, manifestarsi e coglierlo nella sua essenza. Questo gesto permette anche di cogliere le modalità con cui le cose si danno in un certo modo (funzioni costitutive della coscienza).

Nella clinica, in cui la valenza dell’epoché assume dei connotati diversi rispetto alla formulazione husserliana, il termine ha una valenza sia epistemologica che etica, in quanto rappresenta il terreno di fondo per ridare parola al paziente senza che la sua esperienza venga sovrascritta da modelli e teorie e incontrarlo nella sua singolarità.

Ti va di approfondire l’argomento? Ecco una bibliografia minima in ambito sia filosofico che clinico:

  • Husserl, E. (1931). Meditazioni cartesiane. Nocera Inferiore: Orthotes, 2017.
  • Husserl, E. (1912-1915). Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica. Torino: Einaudi, 2002.
  • Husserl, E. (1936). La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale. Milano: Il saggiatore, 2008
  • Merleau-Ponty, M. (1945). Fenomenologia della percezione. Milano: Bompiani, 2003
  • Stanghellini, G. (2008). Psicopatologia del senso comune. Milano: Raffaello Cortina.
  • Stanghellini, G. (2018). Phenomenological psychopathology and psychotherapy. In Stanghellini, G., Broome, M., Fernandez, A.V., Fusar-Poli, P., Raballo, A., Rosfort, R. (eds), The Oxford Handbook of Phenomenological Psychopathology (pp. 952-971). Oxford: Oxford University Press.
  • Fuchs, T., Messas, G. P., & Stanghellini, G. (2019). More than just description: phenomenology and psychotherapy. Psychopathology52(2), 63-66.

Carmelo Pacino

Psicologo clinico. Allievo della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Fenomenologico-Dinamica di Firenze. Si interessa di fenomenologia dell’incontro e di psicopatologia fenomenologica. Si interessa anche del dialogo tra fenomenologia e psicologia dinamica. Socio ordinario della Società Italiana per la Psicopatologia Fenomenologica. Socio dell’Associazione Italiana di Psicologia Fenomenologica. Lavora come psicologo presso la Cooperativa Sociale Agape a Salerno, dove lavora anche come libero professionista.

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